Quarant’anni fa se ne andava Massimo Mazzetto. Il ricordo a Reggio: «Resta ancora un esempio»
La cerimonia con i tifosi Viola per celebrare il cestista padovano scomparso nel 1986

Ci sono persone che il tempo non riesce a cancellare, ci sono ricordi che vanno oltre le latitudini. Il 18 giugno è ricorso un anniversario dal peso ancora molto forte: esattamente quarant’anni fa se ne andava Massimo Mazzetto, playmaker padovano della Viola Reggio Calabria morto a 21 anni.
Massimo aveva un brillante futuro: padovano doc, cresciuto nel Petrarca, arrivava dalla medaglia d’argento con la nazionale agli Europei juniores. A Reggio, in serie A, con la casacca numero 14 aveva conquistato un’intera città. Il 17 giugno 1986 Massimo, che in quei giorni era “riserva a casa” della Nazionale maggiore impegnata ai Mondiali, stava tornando nel suo appartamento a Reggio per vedere Italia-Francia. Per evitare un autobus, cadde da un muretto di 9 metri, morendo in poco tempo.

Le sue due città, Padova e Reggio, non l’hanno mai dimenticato. E proprio a Reggio, giovedì, la memoria di questo campione è stata rinnovata. Una folla commossa si è infatti riunita davanti alla statua “Il Dono”, monumento dedicato proprio al playmaker, nel lungomare Falcomatà.
L’evento, organizzato con cura dall’associazione Viola Inside, associazione presieduta da Sergio Zumbo e ideata dal compianto Gaetano Gebbia, ha trasformato la commemorazione in una vera e propria festa dei valori sportivi. Tanti i volti dello sport locale e nazionale presenti, tutti arrivati nel nome di Massimo: lo storico capitano della Cestistica Piero Viola, la voce storica del mondo neroarancio, il giornalista Giusva Branca, il play Massimo Bianchi, e gli atleti che hanno condiviso storia del basket italiano, alla Viola e del Petrarca Padova, Mario Porto e Lucio Laganà.
Il momento clou della cerimonia è stato la lettura, da parte di Bianchi, di un documento tanto inedito quanto prezioso: un tema scolastico scritto da Massimo Mazzetto durante i suoi anni di formazione a Reggio Calabria. Alcuni passaggi si leggono in rilievo sulla statua ideata e realizzata da Katrin Pujia.

«Le parole del giovane Massimo, cariche di passione pura per la palla a spicchi, hanno dipinto il ritratto di un ragazzo che vedeva nel basket non solo uno sport, ma una vera e propria scuola di vita», scrivono da reggioacanestro.com. «In quelle righe, traspirava lo spirito nobile e solare di un atleta che considerava il sacrificio, il rispetto e la squadra come i pilastri fondamentali per crescere. Un testo che ha riportato indietro nel tempo i presenti, rievocando la figura di un ragazzo venuto da Padova con un sogno, che a soli 20 anni aveva già indossato la maglia della Nazionale Italiana».
Tiene a sottolineare Zumbo: «Ci siamo ritrovati per ricordare non soltanto il campione, ma soprattutto il giovane uomo che ancora oggi rappresenta un esempio di passione, correttezza, amicizia e amore per lo sport. Perché il ricordo di Massimo appartiene alla storia della Viola, ma anche alla storia di tutta la città».
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