Medici oggi in sciopero, ospedali in tilt

PADOVA. Interventi chirurgici rinviati, ambulatori chiusi e blocco degli esami diagnostici in tutte le strutture ospedaliere padovane. Oggi 10.500 professionisti tra medici, dirigenti sanitari e veterinari scioperano e, secondo i sindacati di categoria, l’adesione si preannuncia molto alta. Negli ospedali dell’Usl 6 e in Azienda ospedaliera sono a rischio quasi 300 interventi e 70 mila visite ambulatoriali specialistiche. Saranno comunque assicurate tutte le attività in emergenza-urgenza, comprese le operazioni chirurgiche indifferibili.
Le adesioni. I camici bianchi veneti faranno sentire la loro voce in occasione del sit-in organizzato all’ingresso di via Giustiniani dalle 11 alle 13. Lo slogan della protesta è “La sanità chiude un giorno per non chiudere per sempre”. Aderiscono tutte le sigle sindacali Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Fvm, Federazione Veterinari e Medici, Fassid-Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr, Cisl Medici, Fesmed, Anpo-Ascoti, Fials Medici, Uil Fpl Coordinamento Nazionale delle Aree Contrattuali Medica e Veterinaria.
I motivi. I motivi principali dell’astensione sono il definanziamento della sanità pubblica e lo stallo nel rinnovo del Contratto nazionale di lavoro (dopo 8 anni di blocco). Nodi importanti, ma esclusi dalla legge di Bilancio 2018. «Sembra uno sciopero di categoria», precisa il dottor Adriano Benazzato, segretario regionale Anaao Assomed, «ma il problema è che sta saltando il sistema sanitario nazionale. Non possiamo più permetterci di attendere: la situazione è grave e necessita una nostra reazione forte. La politica non è in grado di programmare il numero di specialisti necessari alla ripresa. In Veneto si laureano 10mila medici l’anno, ma solo 6 mila entrano nelle Scuole di specialità. Questi ultimi non sono sufficienti a far fronte all’ondata di pensionamenti che si verificherà nei prossimi anni: perderemo tra gli 800 e i 1200 medici». Alle motivazioni condivise a livello nazionale, si sommano le motivazioni regionali. In Veneto l’Anaao porterà in Tribunale alcune Usl, denunciando condizioni di disagio lavorativo imposte ai medici del pubblico. Il sindacato parla di «diffuso comportamento aggressivo da parte delle aziende sanitarie nei riguardi dei propri dipendenti, in clima da caserma. In alcuni casi il codice disciplinare è stato volutamente utilizzato in modo improprio, come strumento di intimidazione». L’Anaao poi punta il dito contro carichi di lavoro pesanti, condizioni organizzative al di sotto dei requisiti minimi di sicurezza (ad esempio reparti ostetrici senza il medico di guardia di notte e nei giorni festivi), il ricorso massiccio al lavoro precario, la mancata applicazione delle norme contrattuali sulle tutele individuali e sulla retribuzione, il blocco delle dinamiche di carriera verticali e l’utilizzo dei residui dei fondi per usi impropri.
Prestazioni essenziali. Chi ha bisogno di prestazioni sanitarie di emergenza non si accorgerà di niente. Per gli altri invece ci potrebbero essere problemi, tra code e appuntamenti saltati. Lo sciopero si farà sentire in corsia, ma anche nelle sale operatorie dove incroceranno le braccia anestesisti e chirurghi. I pazienti che si vedranno annullare l’appuntamento, potranno riprogrammare la visita in tempi agevolati chiedendo maggiori informazioni all’Usl di competenza. «Urgenze ed emergenze sono sempre garantite», rassicura il dottor Benazzato, «salta ovviamente tutta l’attività programmata: gli interventi chirurgici, visite specialistiche, prestazioni diagnostiche. Non c’è nessun rischio per la salute dei cittadini. Gli ospedali si attrezzano per assicurare lo stesso numero di medici che c’è in un giorno festivo».
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