Ambulatorio Prep di Padova: medico accusato di violenze sessuali patteggia 2 anni e 6 mesi

Francesco Barbaro, ex responsabile dell’ambulatorio Prep, ha patteggiato una pena di 2 anni e 6 mesi per violenza sessuale continuata e aggravata nei confronti di quattro pazienti

Cristina Genesin
Il reparto Malattie infettiva dell'Azienda Ospedale Università di Padova
Il reparto Malattie infettiva dell'Azienda Ospedale Università di Padova

Due anni e sei mesi di reclusione, oltre a nove mesi di sospensione dall’esercizio della professione medica. Si è concluso così, davanti al gup del Tribunale di Padova Claudio Marassi, il procedimento penale a carico di Francesco Barbaro, il medico infettivologo cinquantenne di Teolo accusato di violenza sessuale continuata e aggravata.

Barbaro, all'epoca dei fatti, era il responsabile dell'ambulatorio Prep (Profilassi Pre-esposizione per l'Hiv e le malattie sessualmente trasmissibili) dell'Azienda Ospedaliera padovana, un presidio pubblico delicato.

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Il reparto Malattie infettiva dell'Azienda Ospedale Università di Padova

L'accordo sulla pena è stato siglato dai difensori Davide Pessi e Renzo Fogliata con il pubblico ministero Sergio Dini, il magistrato che ha coordinato l’inchiesta: per ottenere il via libera al rito alternativo del patteggiamento, l'imputato ha versato alle quattro vittime accertate un risarcimento di 5 mila euro a testa.

Una cifra che è stata incassata da tutti ma a titolo di mero anticipo, costringendo di fatto le parti offese ad avviare una causa in sede civile qualora intendano ottenere un ristoro economico più consistente e proporzionato ai danni subiti. Nonostante la scelta del rito, il medico non ha mai ammesso alcuna responsabilità, rifiutando di farsi interrogare dal pm e disertando sistematicamente tutte le udienze in tribunale.
Al contrario, le vittime – assistite dagli avvocati Andrea Sanguin, Aurora D’Agostino e Marco Piras – sono sempre state presenti in aula, sostenute anche dall'Azienda Ospedaliera di Padova, costituitasi parte danneggiata con il patrocinio del professor Alberto Berardi, sostituito nell'udienza di ieri dal collega Paolo Tabassi. La difesa di Barbaro aveva tentato in precedenza una strada più morbida, proponendo un patteggiamento a un anno e nove mesi con il beneficio della sospensione condizionale della pena.

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Quella prima istanza era stata bocciata dal gup Laura Alcaro, costringendo i legali a rimodulare l'offerta al rialzo davanti a un nuovo giudice. Superando la soglia dei due anni, la pena odierna non potrà beneficiare di alcuna sospensione condizionale.
L'inchiesta era stata avviata nell’autunno scorso. Ed era venuta alla ribalta della cronaca con la notifica al dottor Barbaro di una misura cautelare , la sospensione dalle funzioni, firmata dal gip Elena Lazzarin. L’eco eco mediatica sui giornali aveva innescato un effetto domino. Un giovane, rimasto in passato da solo in stanza con il professionista, leggendo gli articoli aveva trovato il coraggio di parlare e si era presentato agli investigatori: «Se ritenete di ascoltarmi, ho subito una violenza pure io», aveva confessato, diventando la quarta vittima e trasformando l'isolamento dei singoli in un coraggio collettivo. Fino a quel giorno, il suo racconto era rimasto sepolto sotto il peso dell’imbarazzo.
I verbali dei quattro pazienti, che non si conoscevano tra loro, si sono rivelati identici, quasi scritti in fotocopia.

Le indagini hanno evidenziato un modus operandi sistematico, iniziato il 16 novembre 2022 e proseguito con episodi successivi fino al febbraio 2025: visite intime ingiustificate e prive di valenza clinica, manovre repentine e palpeggiamenti nelle zone private (spesso senza l'uso di guanti sanitari), preceduti da bizzarre premesse del medico sul proprio orientamento sessuale. Una serie di abusi sessuali che hanno trovato sanzione in un’aula di un’aula di giustizia.

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