Mendicanti, Saia va all’attacco del prete dei poveri «Difende i violenti». «No a una città senza cuore»

«Don Albino Bizzotto ospita e difende gli accattoni violenti, proporrò che sia sfrattato dalla struttura delle Brentelle»
FERRAZZA - DON ALBINO BIZZOTTO
FERRAZZA - DON ALBINO BIZZOTTO

PADOVA. Dopo i controlli su strada per cacciare accattoni, mendicanti e lavavetri, l’amministrazione comunale alza il tiro. Non si limita a colpire l’ultimo anello della catena ma questa volta scende al nocciolo della questione. Punta alle radici dell’accoglienza e prende di mira colui che di questi valori ne ha fatto una ragione di vita e di cui in città è storicamente il simbolo: don Albino Bizzotto. Non è un bisticcio istituzionale ma uno scontro culturale. «Deve decidere se stare dalla parte dei cittadini o se vuole una casbah», lo attacca l’assessore alla Sicurezza Maurizio Saia. «Se Padova diventa pulita e ordinata ma senza cuore verso chi sta peggio, allora Padova ha perso», replica deciso don Bizzotto.

La nuova amministrazione c’è da appena due mesi ma lo scontro ha già raggiunto livelli di guardia. «Vada a svolgere le sue attività altrove», attacca l’assessore riferendosi al prete diocesano fondatore dell’associazione nazionale di volontariato “Beati i costruttori di pace”, nata a Padova nel 1985. Un’associazione permeata nella nostra città che da sempre ha predicato i principi dell’accoglienza, della pace e dell’integrazione, e che ha spesso preso parte, anche in maniera attiva, a svariate questioni di attualità.

I “Beati i costruttori di pace”, proprio in nome di questa loro vocazione nei confronti dei più poveri e disagiati organizzano ogni anno una cena solidale in piazza delle Erbe, alla quale prendono parte migliaia di bisognosi. I numeri parlano da soli: 3.200 famiglie aiutate per un totale di 12 mila persone. Lo scorso anno l’associazione ha gestito ben 132 mila euro per aiutare persone e famiglie bisognose: borsa della spesa, ricerca di un lavoro, assistenza sanitaria, pagamento delle bollette. E la maggior parte dei soldi vengono da privati, normali cittadini che conoscono don Albino, apprezzano il suo lavoro e lo sostengono economicamente.

Secondo l’amministrazione, però, il buonismo di don Albino Bizzotto non farebbe altro che alimentare un problema di cui i primi a lamentarsi sarebbero proprio i cittadini.

«Tutti gli sbandati che la polizia locale ferma dicono agli agenti le stesse parole magiche: “chiamiamo don Albino Bizzotto”», spiega l’assessore Saia. «L’altro giorno un nonno vigile è stato aggredito da uno di questi personaggi che stava orinando in strada. Vorrei sapere di questo cosa dice don Albino, che oltretutto istiga alla disobbedienza. Ha detto che questi individui non devono pagare la multa se non c’è la petulanza. Ma questo non può deciderlo lui, lo decide la polizia locale. Lui deve rispettare le regole».

L’assessore alla Sicurezza, a sostegno delle sue affermazioni, porta l’esempio di come il sacerdote appena qualche giorno fa abbia preso le difese di alcuni lavavetri della Stanga. «I vigili volevano fermare dei lavavetri ma questi si sono rifugiati in casa di don Albino in via da Tempo. Lì dentro ci saranno state quaranta persone. Arrivati gli agenti, don Albino è uscito e in modo non collaborativo ha chiesto cosa volessero».

Ma c’è di più. Adesso il prete diocesano rischia di essere sfrattato dall’amministrazione dallo stabile di via Chiesanuova, angolo via lungargine Fabre, ex ufficio dell’anagrafe dove attualmente vivono due famiglie di sinti. «L’edificio era stato concesso ai “Beati i costruttori di pace” dalla giunta Zanonato», dice Saia. «Adesso ci vivono i nomadi. Nella stradina che porta alla casa c’è di tutto: camper parcheggiati, tavolini, sedie, sporcizia. Ci sono petizioni su petizioni di cittadini che vogliono sgomberare lo stabile causa furti e degrado. L’ impegno è quello di ridare lo spazio alla collettività. La mia proposta è di creare un centro culturale per anziani che in zona manca, ma per questo si valuterà con la giunta».

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