Mengoni: «Imparo il veneto dal mio staff»

In arrivo all’Hydrogen Festival di Piazzola, si tuffa nella musica americana e sceglie la parola chiave: condivisione
Di Matteo Marcon

Marco Mengoni ci ha preso gusto e sta imparando a parlare anche il veneto. Il trionfatore di Sanremo è pronto a bissare il successo al teatro Geox di Padova, poche settimane fa, con una nuova tappa del suo “Essenziale Tour” il 6 luglio a Piazzola sul Brenta per l’edizione 2013 dell’Hydrogen Festival. Non bastasse il fatto che ormai dalle nostre parti è di casa, a rafforzare il suo “veneto in salsa romana” c'è anche il contributo di una buona parte del suo staff: «la mia manager, Marta Donà, è di Mira» racconta Mengoni «il mio produttore Michele Canova è di Padova, poi c'è Davide Tagliapietra, di Spinea (il figlio di Aldo fondatore delle Orme) che ha suonato la chitarra nel disco e in tour, sul palco, alle tastiere e alla programmazione, c’è il Gianluca Ballarin che è proprio di Venezia. Amo davvero il Veneto, e sto cercando di imparare a parlarlo stretto». Per entrare meglio nella parte ha assorbito anche qualche usanza tipica. Quando gli si chiede cosa combini prima di andare a letto risponde così: «Leggo un libro, guardo un film, a volte, dopo cena, mi concedo una lacrima di Montenegro». La pronuncia non è ancora al top, ma ha buone speranze di ottenere la cittadinanza onoraria. Però con la musica Mengoni guarda soprattutto oltreoceano, ed è la sua attitudine soul, in questo caso, a guidarlo: «Sto leggendo un libro sulla storia della Motown» si confida «penso che molto della musica di oggi, il pop e anche il rock’n’roll venga da lì. All’origine c’è sicuramente Elvis, ma molto lo dobbiamo al movimento della musica nera, compro tutti i libri immaginabili su questo argomento perchè mi appassiona molto».

Tra un’intervista e l’altra, tra una prova e un’ospitata promozionale, Mengoni si rilassa così nella sua casa di Milano («stavo per fare un mutuo e comprarla a Roma, ma ho pensato che a 24 anni era il momento giusto per viaggiare e da settembre sono qui»), e parte alla ricerca delle radici della musica pop contemporanea. Un po’ di rhythm’n’blues Marco Mengoni se l’è pure portato in Italia collaborando, nell’ultimo disco, con personaggi del calibro di Tobias Gad ed Evan Bogard, autori internazionali già al soldo di vere stelle planetarie del nu-soul come Alicia Keys, Beyoncè e Rhianna. Il vincitore della terza edizione di X-factor, però non vuole fermarsi alla figura di interprete. Il successo con cui ha vinto Sanremo, “L’essenziale”, porta anche la sua firma: «l’abbiamo scritto a sei mani con Casalino e De Benedittis» spiega «da poco sono entrato ufficialmente nell’Olimpo dei cantautori registrati alla Siae, dopo 21 brani registrati. È una vittoria personale di cui vado molto fiero».

Trainato proprio dal singolo fortissimo con cui ha vinto l’ultima edizione di Sanremo il suo album #Prontoacorrere è già arrivato al terzo disco di platino. Ora che sta correndo, quale hashtag sceglierebbe Mengoni per indicare il suo stato d’animo? «Condivisione» risponde prontamente «è stato un anno ricco di soddisfazioni e voglio ringraziare soprattutto le persone che hanno permesso questo percorso bellissimo, oltre che i fan». E quelli di Mengoni si uniscono nel suo particolare “esercito”, ma niente a che vedere con quello di Berlusconi, che è arrivato molto dopo: «Siamo assolutamente non violenti, noi vogliamo soprattutto evitare i conflitti» precisa «è un nome che vuole indicare la grinta con cui affrontare la vita, l’unica guerra quotidiana è quella con se stessi, le proprie paure e le proprie insicurezze». Che, per Mengoni, non sono certo sul palco.

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