Mensa dei poveri: «I padovani ci aiutano»

PADOVA. Le Cucine popolari di suor Lia, dei volontari che ogni giorno riempiono e lavano piatti, dei commercianti che regalano cibo, stoviglie e vestiti, della gente, molta gente, che aiuta: giusto per un esempio, ieri è arrivato un agricoltore padovano di 30 anni e ha scaricato un furgone stipato di verdure.
Avevano così tanto da fare, dentro, che l’hanno ringraziato ma manco hanno avuto il tempo di chiedergli il nome. E ancora, le Cucine popolari dei 30 medici volontari che visitano e quindi monitorano le condizioni sanitarie degli ospiti; dei volontari che gestiscono il servizio gratuito di lavaggio vestiti; di chi fa funzionare le docce (sono otto) a 50 cent l’una; di chi ogni martedì e venerdì distribuisce vestiti. Della montagna di cestini-pranzo che dalla Questura vanno a prendere per quando trattengono persone, in caso di retate o di arrivi di migranti.
Le Cucine di via Foscolo, struttura privata, sono un ammortizzatore sociale che non ha eguali. Degrado? «Sì, ci possono essere e ci sono episodi di degrado come ovunque», commenta Leonio Nardo, storico volontario «ma è niente rispetto al grande tessuto sociale che si dipana attorno alle Cucine. Una Padova che non si fa pubblicità ma che forma una rete salda e motivata». Degrado? Sì, nel senso di condizioni di vita degradate, di gente messa in ginocchio dalla mancanza di lavoro, dallo schianto causa paracadute sociale che non si apre più. «Ogni giorno aumentano i padovani che vengono a mangiare per la prima volta (go da tore el biglietto?), il numero degli immigrati invece è stazionario. E in aumento, fino a 40 al giorno, sono le badanti». Donne moldave, ucraine, rumene, quelle alle quali i padovani affidano madri e padri non autosufficienti. Quelle che quando gli anziani muoiono si ritrovano senza casa e lavoro e vanno alle Cucine, ma prima del piatto chiedono un lavoro o quanto meno spargono la voce. La provvidenza arriva puntuale, in via Foscolo, e ad accompagnarla sono proprio i padovani che hanno residenza in una città solidale. Sono uno esercito senza grancassa. Giusto per curiosità, si va dall’Ikea, che ha già fornito stoviglie in quantità e ora ha in progetto di destinare alle Cucine un euro per ogni pezzo venduto di alcune linee, alla Foralberg che ha portato in via Foscolo bicchieri e posate; dalla Coop di Vigonza che ogni giorno regala tutti i cibi in scadenza alla catena NaturaSì e al Tamiso; dal negozio Mondo Bimbo di Cadoneghe che regala vestiti per i tanti piccolini che mangiano in mensa, al proprietario di una boutique grandi firme del veneziano che dona abiti e scarpe. E, davanti, il corteo dei padovani: quelli che non girano le spalle, ché alle Cucine popolari non è poi così difficile arrivarci, ciascuno con il proprio contributo.
Alberta Pierobon
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