Casa sempre più cara a Padova: comprare costa il 36% in più, affittare addirittura il 55%
Secondo Immobiliare.it i prezzi delle abitazioni in città sono in forte crescita dal 2017. La presidente Fimaa Confcommercio, Silvia Dell’Uomo, avverte: «Le medie aiutano a capire il fenomeno, ma i prezzi cambiano da via a via. E gli affitti brevi stanno riducendo l’offerta»

A Padova servono sempre più soldi per comprare casa e, in proporzione, ancora di più per affittarla. A certificarlo è un’analisi del portale Immobiliare.it, che mette a confronto i dati di settembre 2017 con quelli di novembre 2025, restituendo l’immagine di un mercato immobiliare in costante e marcata crescita.
La compravendita
Per quanto riguarda la compravendita, il prezzo medio al metro quadro è passato dai 1.797 euro del 2017 ai 2.455 euro attuali, con un aumento del 36%. Ancora più significativo il dato sugli affitti: nello stesso periodo il canone medio è salito da 9,10 a 14,13 euro al metro quadro, pari a un incremento del 55%.
«Non è un mistero – commenta Silvia Dell’Uomo, presidente degli agenti immobiliari di Fimaa Confcommercio Padova – che soprattutto nel periodo post Covid le quotazioni del “bene casa” siano cresciute sia sul fronte dell’acquisto sia su quello dell’affitto. In quest’ultimo caso, anche a causa della diffusione degli affitti brevi, si è assistito a una vera e propria impennata, sempre ammesso che si riesca a trovare un alloggio disponibile».
La zona più cara
Come sempre accade con le medie, però, il dato generale va poi calato nella realtà dei singoli quartieri. Secondo Immobiliare.it, nel novembre 2025 la zona più cara per l’acquisto è stata quella centrale delle Piazze, Duomo, Santo, Santa Sofia, Altinate, Savonarola e Ponte Molino, con una media di 3.494 euro al metro quadro. All’estremo opposto si colloca Camin–Zona Industriale, dove il prezzo medio si ferma a 1.623 euro.
Tra questi due poli si distribuisce un’ampia forbice di valori che vede, tra le aree più costose, Prato della Valle e Città Giardino (3.317 euro/mq), seguite da Porta Trento–Stazione (2.875) e Specola–Riviere (2.674), mentre le zone più periferiche come Arcella, Sacro Cuore e Pontevigodarzere restano sotto i 1.900 euro al metro quadro.
E gli affitti
Lo stesso schema si ripete sul fronte degli affitti. Anche in questo caso le zone centrali guidano la classifica con 15,94 euro al metro quadro al mese, mentre il valore più basso si registra in area Sacro Cuore–Altichiero con 9,53 euro. Nel mezzo, oscillazioni significative che confermano come il mercato non sia affatto uniforme.
«A costo di essere ripetitivi – sottolinea Dell’Uomo – le medie non sono Vangelo. Riscontriamo differenze non solo tra quartiere e quartiere, ma anche tra via e via e persino all’interno della stessa strada. Ciò che conta è che il mattone, a Padova, soprattutto per le piccole metrature o per gli immobili con giardino, continua a mantenere e incrementare il proprio valore, anche se con effetti collaterali non indolori».
Il caso di Chiesanuova
Il tema degli affitti brevi resta centrale e incide pesantemente sull’accesso alla locazione tradizionale. A dimostrarlo, alcuni episodi raccontati dalla stessa presidente di Fimaa Confcommercio Padova: «Un appartamento a Chiesanuova è passato da una richiesta di 700 a 1.700 euro al mese al rinnovo del contratto. E per un annuncio a Limena a 600 euro al mese abbiamo ricevuto centinaia di telefonate in appena due ore».
Padova non è Barcellona né Roma, ma il fenomeno degli affitti brevi sta producendo effetti simili anche qui, con ricadute sulla residenzialità del centro, sul commercio di vicinato e sulla qualità della vita. In questo contesto si inserisce anche l’aumento della tassazione sugli immobili diversi dalla prima casa introdotto dall’ultima legge di bilancio.
«Fermo restando il principio della proprietà privata – chiarisce Dell’Uomo – non credo che una maggiore tassazione risolva il problema degli affitti. Servirebbe piuttosto una legge quadro nazionale, con norme regionali adattate ai singoli territori. In mancanza di questo, i proprietari continueranno a preferire l’affitto breve, non solo per il rendimento, ma anche per tutelarsi dai rischi di morosità o occupazione».
E guardando al 2026? «Con le tensioni internazionali in corso – conclude Dell’Uomo – per fare previsioni servirebbe più di una sfera di cristallo».
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