Mille euro al rettore, condannati a 22 mesi

Una coppia aveva spedito una lettera con il denaro dove si chiedeva aiuto per accedere a un corso
GENESIN - ASSEMBLEA MAGISTRATI - BENEDETTO ROBERTI GENESIN - ASSEMBLEA MAGISTRATI
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Quella lettera di raccomandazione con mille euro spedita al rettore dell’Università alla fine gli è costata una doppia condanna per istigazione alla corruzione. Claudio Passera, 50 anni, di Casalmaggiore (Cremona) e la sua amica, probabilmente fidanzata E. V., sono stati condannati ieri pomeriggio dal tribunale collegiale a 1 anno e 10 mesi, pena sospesa. Un mese in più di quanto aveva chiesto il pubblico ministero Benedetto Roberti. Ecco come si sono svolti i fatti. Quella prova di ammissione al corso universitario sarebbe stata dura da superare per la sua fidanzata. Tanto. Perché allora non chiedere aiuto al rettore dell’Università di Padova scrivendogli una lettera e aggiungendo due banconote da 500 euro per il disturbo? Dev’essere stato questo il ragionamento fatto da Passera che per incutere un certo timore nel suo interlocutore, visto il suo cognome “importante” si è pure spacciato familiare di Corrado Passare, banchiere, dirigente d’azienda e già ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture del governo Monti da fine 2011 alla primavera del 2013. Il fatto viene contestato il 29 agosto del 2013. Quel giorno sul tavolo del rettore Giuseppe Zaccaria arriva una strana lettera che spedisce Claudio Passera. Si tratta di una richiesta per la prova di ammissione al corso di laurea triennale per professioni sanitarie per l’anno accademico 2013/2014 di E. V.. La donna sottolinea la necessità di accedere alla facoltà di Fisioterapia, evidenziando tuttavia la sua non adeguata preparazione. Dentro la busta ci sono pure due banconote dal 500 euro, una regalia per indurre il rettore a esercitare tutti i suoi poteri per influenzare la commissione d’esame. La lettera è firmata dalla donna, mentre il mittente, scritto sul retro della busta, è Passera. La donna, scrive di suo pugno delle frasi sincere e genuine. Racconta di essere straniera e di aver fatto fatica nello studio, nonostante un suo costante e assiduo impegno. Spiega che è insegnante in alcuni centri sportivi e palestre, allega addirittura un curriculum vitae particolareggiato. Il tutto con tono quasi dimesso, di richiesta di aiuto, anche se l’aver infilato quelle due banconote rende il reato evidente. «Ha partecipato a quell’esame e non l’ha superato» ha detto in aula il pm Roberti «ma l’istigazione alla corruzione c’è tutta. Sul fatto che i due si conoscono non ci sono dubbi, nel 2008 hanno dormito nello stesso hotel e nel 2013 sono stati fermati per un controllo dai carabinieri e viaggiavano nella stessa automonile». (c.bel.)

 

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