«Mio fratello non è un traditore»
SANTA GIUSTINA IN COLLE. Docufilm “La memoria di Giano”: Luigi Verzotto ha querelato il regista Mauro Vittorio Quattrina e chiesto il ritiro del Dvd. «In quel documentario viene infangata la memoria di mio fratello Graziano, dipinto come un traditore, un poco di buono. Una cosa indecente, di una faziosità unica. Giusta la critica, ma non falsificando i fatti. Approfittando del fatto che sono tutti morti, il regista pensa di poter dire quello che vuole». Il filmato avanza per la prima volta l’ipotesi che a scatenare la rappresaglia non sarebbe stata l’uccisione di due soldati tedeschi ma soprattutto un voltafaccia di Graziano Verzotto, che si era impegnato con i nazifascisti ad abbandonare la lotta partigiana. La rottura con l’accordo, con l’uccisione dei due commilitoni, avrebbe scatenato la reazione del commando tedesco: se Graziano Verzotto fosse stato catturato o si fosse consegnato ai nazisti la strage sarebbe stata evitata. «Nel racconto tramandato per 70 anni, e cioè che i soldati tedeschi sono arrivati a Santa Giustina in forze per vendicare la morte di due commilitoni, secondo Quattrina sono state omesse circostanze scoperte solo ora che rovesciano il quadro delle responsabilità: i tedeschi volevano punire Graziano Verzotto che li aveva traditi, non avendolo trovato si sono sfogati sugli ostaggi ammassati sul sagrato della chiesa. Lo spettatore viene condotto a pensare che il responsabile della strage sia Graziano Verzotto, una falsità, voglio vedere se al processo se la cava» accusa Luigi Verzotto. «Per fare il percorso narrativo ho utilizzato quasi tutti i documenti di partigiani, una ricerca storica accuratissima. Può piacere o no, ma è tutto documentato da verbali» replica Quattrina. «Ho letto più di qualche migliaio di pagine di ricerca dell’epoca e decine di libri, intervistato i testimoni. Tra cui i verbali americani del 1945». (g.a.)
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