Misterioso sequestro di persona in piazza ad Agna

Imprenditore investito, braccato nel chiosco dell’Agip e portato via: gli hanno rotto la faccia e poi lo hanno abbandonato
22 Luglio 2013 Agna, Via Aldo Moro Sequestro di Albano Zanellato Nella foto: il distributore dove si è rifugiato Albano Zanellato
22 Luglio 2013 Agna, Via Aldo Moro Sequestro di Albano Zanellato Nella foto: il distributore dove si è rifugiato Albano Zanellato

AGNA. Investito, inseguito, picchiato selvaggiamente e caricato a forza da due malviventi in un’auto: il tutto in pieno giorno, in piazza ad Agna, sotto gli occhi increduli e spaventati di numerosi testimoni. È successo ieri mattina nella centralissima via Roma, di fronte al municipio e alle scuole, verso le 8.15. Un trentanovenne in bicicletta, dopo essere stato scaraventato a terra da un’automobile, braccato e fatto salire a suon di botte un’auto, è stato poi ritrovato a quaranta chilometri di distanza, ferito e con il volto devastato dai pugni. Un “sequestro lampo” in piena regola, una cosa che mai si era vista ad Agna e che ha sconvolto il piccolo e tranquillo paese. La vittima è Albano Zanellato, 39 anni, imprenditore, residente a poche centinaia di metri dal luogo in cui si sono consumati l’inseguimento e il rapimento. È stato ritrovato dalle forze dell’ordine ad Albignasego, nei pressi dell’Ipercity, tramortito dalle percosse. Ora è ricoverato in ospedale a Padova con 30 giorni di prognosi per fratture multiple al volto.

Come in un film. «Sembrava di essere in un film», racconta chi ha visto la scena lungo via Roma. Zanellato era diretto verso il centro in sella alla sua bici quando, dopo il municipio, all’altezza della farmacia, è stato investito da un’automobile. Caduto a terra riportando qualche escoriazione, si è subito rialzato e ha intuito che non era il caso di fermarsi a guardare la bicicletta accartocciata. Ha iniziato a correre alla disperata nella direzione opposta, perdendo per strada le scarpe. Dopo circa 200 metri si è rifugiato nel chiosco del distributore Agip, giusto di fronte al municipio. In quel momento è arrivata anche l’auto che l’aveva investito, dalla quale sono scesi due uomini, a volto scoperto. Tutto questo sotto lo sguardo stupito del gestore dell’area di servizio, Guido Pinato. «Pochi secondi prima avevo salutato Albano» racconta ancora sotto choc «poi me lo vedo arrivare di corsa, scalzo, ferito e spaventato. Prima di chiudersi nel chiosco mi urla di chiamare i carabinieri. In quel momento mi si avvicinano i due uomini scesi dall’auto che l’avevano investito. “Non siamo qui per i tuoi soldi” mi dice uno di loro con accento meridionale “è Albano che vogliamo, tu stai zitto”. Sono stati minuti interminabili, che non dimenticherò mai. Si sono avvicinati alla porta del chiosco che era stata chiusa dall’interno con un fermaporta e l’hanno aperta senza problemi. Una volta dentro hanno iniziato a picchiare Albano, sentivo le urla. Avevo lasciato il cellulare sopra la scrivania nel chiosco, ho provato ad avvicinarmi e a reagire, ma mi sono beccato un pugno in volto, per fortuna di striscio. “Te ne devi stare zitto e fermo” mi hanno intimato i due aggressori. Albano è stato portato fuori e caricato in macchina a calci e pugni, mentre gridava e chiedeva aiuto. Poi l’auto si è allontanata a gran velocità verso il centro, in direzione Padova. All’interno del chiosco era tutto sottosopra, pensavo lo ammazzassero di botte, è stato terribile».

La fuga. Le urla e il frastuono hanno richiamato diversi passanti e la gente del posto. I due malviventi sono stati visti fuggire a bordo di una Ford Focus station wagon blu. Una testimone ha memorizzato anche il numero di targa che, dopo la verifica dei carabinieri, è risultata appartenere a un’altra automobile. Stando alle testimonianze uno dei due aggressori era alto, sui 35 anni, ben piazzato, l’altro invece di statura media, con pochi capelli in testa, all’apparenza poco più di quarant’anni. Se hanno agito a volto scoperto probabilmente non temevano di essere riconosciuti. Ogni dettaglio o testimonianza può comunque essere prezioso per un’eventuale identificazione. Anche perché diverse persone hanno assistito all’aggressione, che si è protratta per alcuni lunghissimi minuti. I carabinieri hanno acquisito la registrazione della telecamera di sorveglianza e si sono messi sulle tracce dei malviventi.

Zanellato è stato ritrovato nel corso della mattinata vicino all’Ipercity e trasportato d’urgenza all’ospedale di Padova. Dopo le cure al pronto soccorso è stato ricoverato in Chirurgia maxillo-facciale. Sul fatto indagano i carabinieri della Compagnia di Abano.

Le ipotesi. Sembra che negli ultimi anni gli affari per la vittima non andassero bene, e che fossero sorti dei problemi economici. In precedenza Zanellato era stato titolare della “Artigiana Funghi”, poi di un’altra azienda del settore alimentare, entrambe cessate. In seguito si era dato al commercio di ortofrutta e si occupava anche del trasporto della merce. I genitori vivono ad Agna, così come alcuni dei fratelli. Ieri la moglie e la figlioletta non erano a casa: si trovavano in montagna per qualche giorno di vacanza. Voci di paese riferiscono che l’uomo fosse alle prese con debiti di una certa entità. Al di là delle ipotesi, tutti sono increduli per la brutale aggressione: «Un gesto grave» commenta il sindaco Giannicola Scarabello «che ricorda le intimidazioni mafiose. Non siamo abituati ad assistere a simili episodi, per fortuna siamo riusciti a mantenere in paese la caserma dei carabinieri». Gli fa eco l'assessore alla Sicurezza Gianluca Piva: «C'è grande paura, ma non dobbiamo chinare il capo. Chi ha visto e ha dettagli utili parli subito con le forze dell’ordine».

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