Molestie su modella, a processo figlio della stilista

PADOVA. Sarà giudicato il prossimo 6 luglio dal gup Lara Fortuna con rito abbreviato Mauro Belcaro, 35enne figlio della stilista Rosy Garbo, residenza a Cona nel Veneziano come la madre e lavoro nell’atelier di lei nel Passaggio San Fermo a Padova, finito sul banco degli imputati per violenza sessuale. A chiedere il processo nei suoi confronti il pm Vartan Giacomelli. Ma il giovane (difeso dall’avvocato Filippo Fasulo) ha scelto di evitare il pubblico dibattimento, optando per il rito alternativo che, in caso di condanna, prevede la riduzione della pena fino a un terzo. Rito al quale è stato ammesso in seguito a trattative di risarcimento del danno versate alla ragazza che lo aveva denunciato, un’aspirante modella 23enne universitaria vicentina.

Quest’ultima aveva accusato Belcaro di averla sottoposta a un provino a luci rosse proprio nell’ateleir di Rosy Garbo: era l’8 gennaio 2014. Lui si era difeso: «Quella ragazza non era stata accettata perché non aveva le caratteristiche da modella. Poi i casting vengono fatti con più persone... Con la mia associazione Doc (portale di moda), abbiamo fatto grossi investimenti: ho 1.722 modelle iscritte».
L’aspirante modella raccontò che Belcaro aveva voluto effettuare “osservazioni e misurazioni di persona” per valutare “postura e muscolatura”. L’aveva fatta spogliare anche della biancheria intima, mettendole poi le mani addosso. Infine con la scusa di «scongiurare eventuali contagi in occasione dello scambio di indumenti intimi», il fashion designer l’aveva invitata a divaricare le gambe affinché lui potesse “sentire” meglio. Lei aveva reagito e lui: «Va bene, ti faremo il controllo... la prossima volta». Mauro Belcaro sarà protagonista di un’udienza a luglio davanti al gup Margherita Brunello: ha chiesto la “messa in prova” dopo essere stato denunciato per guida in stato di ebbrezza. L’istituto, introdotto con la legge 67 del 2014, consente un reinserimento alternativo per gli autori di reati di minore allarme sociale: si evita il processo e a favore (per esempio) di attività di volontariato o di lavori socialmente utili. (cri.gen)
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