Monselice, cancellate le prove dell'omicidio: l'amica ha pulito
Scoperto il cadavere, la coinquilina ha pulito tutto prima di chiamare i carabinieri: ieri è stata interrogata

LA CASA DELL’OMICIDIO Carabinieri in via Valli 3/d A destra Iulsa Sousa Moreira e in alto il suo corpo portato fuori
MONSELICE. «Non volevo che si sapesse che nel mini di Monselice si faceva sesso a pagamento. Per questo prima di chiamarvi, ho pulito tutto, rimesso in ordine e lavato le lenzuola». Angelica Dos Santos, 45 anni, brasiliana residente in via Goretti 67 a Ferrara, titolare del contratto d'affitto del mini in via Valli 3/d a Monselice, nonché colei che ha trovato l'amica sgozzata e semibruciata in bagno, ha preso i carabinieri in contropiede. Candida, ingenua, ha raccontato la sua verità.
Una verità incredibile, videoregistrata dai militari che hanno ascoltato (fino alle cinque di mattina) e sezionato ciò che ha detto (parola per parola) la donna che vive a Ferrara da circa 10 anni e ha una relazione sentimentale con un uomo del luogo.
Inquirenti increduli.
Una verità incredibile perché, nella sua semplicità, da un lato ha consentito alla donna di giustificare la sua presenza sul luogo dell'omicidio e quindi di spostare l'attenzione degli investigatori sull'ipotesi che a uccidere Iulsa Sousa Moreira sia stato un cliente della trentacinquenne brasiliana, dall'altro ha complicato in maniera esponenziale il loro lavoro, perché si sono ritrovati a indagare su un caso, la cui scena del delitto, non è stata solo artefatta, ma letteralmente cancellata da colpi di spugna, spazzoloni e detersivo.
Zero prove.
Dunque, zero impronte, zero macchie di sangue sui muri e sul pavimento, niente più lenzuola e asciugamani portati a lavare. E nemmeno l'arma del delitto (un coltello), di cui, tuttavia, la donna non ha parlato. Angelica Dos Santos, capelli neri - alla presenza del sostituto procuratore Maria D'Arpa - ha detto di aver perso la testa, una volta visto il cadavere della sua amica. E quindi di aver soltanto pensato a ripulire l'appartamento. Oltre che a coprire il corpo con sacchetti di plastica, estremo gesto di pietà verso l'amica.
Un fiume di parole.
La ricostruzione, come detto finora credibile (gli investigatori hanno effettivamente trovato le prove dei passaggi ai caselli autostradali dell'auto della donna alle ore che lei ha riferito, nonché i riscontri sulle celle che hanno agganciato il suo cellulare), tuttavia non ha impedito ai carabinieri di effettuare alcune perquisizioni nei confronti di Angelica Dos Santos (e non a carico, quindi non c'è bisogno dell'iscrizione da parte del pm nel registro degli indagati).
Le perquisizioni.
Gli uomini del Nucleo investigativo provinciale del maggiore Francesco Rastelli e i colleghi della Compagnia di Abano del capitano Massimiliano Kornfeind, martedì sera (dalle 20 alle 23) sono stati nell'appartamento e nel garage di via Goretti a Ferrara e con l'ausilio dei vigili del fuoco hanno ispezionato i locali sequestrando lenzuola, pulite (ma da stirare), lenzuola ancora sporche e alcune pronte all'uso. Hanno portato via anche stracci, asciugamani e alcuni vestiti. Dal muro, poi, è stata sradicata una piccola cassaforte che è stata aperta solo nel pomeriggio di ieri: dentro c'erano alcuni anelli e poche collane d'oro. Perquisite anche altre tre abitazioni nelle disponibilità della donna socia in «affari» a Monselice con Iulsa Sousa Moreira.
Uccisa domenica.
L'omicidio risalirebbe a 24-36 ore prima dell'ora in cui Angelica Dos Santos è andata dai carabinieri di Monselice. Dunque, Iulsa Sousa Moreira potrebbe essere stata uccisa fra domenica e lunedì mattina. Una circostanza che avvalora le parole dei clienti della bionda Moreira, che «batteva» a Monselice soltanto nel weekend, mentre dal lunedì al venerdì i vicini vedevano uscire dal mini solo la «mora». Il medico legale Massimo Montisci ha ricevuto ieri dalla Procura l'incarico per effettuare l'autopsia sul corpo della giovane: dovrebbe compierla questa mattina. Un esame che potrebbe anche dare un impulso preciso alle indagini. Iulsa Sousa Moreira sarebbe stata uccisa con un fendente alla gola, ma sul petto ci sarebbero altre ferite poco profonde, quasi una decina, inferte da una persona con poca forza, anche una donna.
I tabulati telefonici.
Ieri pomeriggio i carabinieri sono ritornati a Monselice e a Ferrara e contestualmente hanno cominciato a controllare il contenuto dei telefoni cellulari usati per lavoro dalla Moreira e i rispettivi tabulati telefonici. Sono state sentite anche delle persone, clienti recenti della donna.
I dubbi, le ipotesi.
La situazione è fluida. Poche piste, ma ancora nessun indizio «pesante». Per ora manca l'arma del delitto, e anche un movente: l'ambito è quello della prostituzione, alla base potrebbero esserci rancori o questioni di soldi. Di certo si è trattato di un delitto d'impeto, il cui assassino ha avuto paura di essere riconosciuto. Per questo motivo, dopo aver ucciso Iulsa Sousa Moreira, l'ha trascinata in bagno e le ha dato fuoco (in casa non è stato trovato alcun liquido infiammabile): il cadavere presenta bruciature estese. Trovando, per ora, in Angelica Dos Santos, un'inconsapevole e non imputabile complice.
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