«Muri», il mondo della malattia mentale prima e dopo Basaglia

PADOVA. Musikè torna a Padova lunedì 27 maggio alle ore 21.00 al Multisala MPX con un appuntamento dedicato al teatro: «Muri. Prima e dopo Basaglia», spettacolo vincitore del Premio Anima 2012, ideato da “Anima per il sociale nei valori d’impresa”, Associazione non profit promossa da Unindustria. Giulia Lazzarini, decana del teatro italiano, interpreterà il monologo di un’infermiera entrata a lavorare nel manicomio di Trieste prima della legge Basaglia. Una persona semplice, che prende coscienza del significato e del valore umano, prima ancora che scientifico, della rivoluzione di quel medico atipico. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.
«Camicie di forza, somministrazione in dosi massicce di psicofarmaci, lobotomia, elettroshock. Questo era il manicomio prima dell’entrata in vigore della legge Basaglia: un luogo di isolamento in cui sui ricoverati (ma sarebbe più giusto adoperare la parola “internati”) si perpetrava ogni tipo di violenza e di tortura». Queste le dure parole di Renato Sarti, autore e regista che in occasione del trentennale dell’entrata in vigore della legge Basaglia ha raccolto delle testimonianze con l’intento di farne un testo che partisse dall’altra parte della barricata: quella degli infermieri.
Da questa ricerca è nato lo spettacolo, che ripercorre l’esperienza di Mariuccia Giacomini, entrata giovanissima come infermiera all’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste. Nel 1971 Franco Basaglia ne diventa direttore, ed è la svolta. I muri sono quelli che cadono, liberando le identità dei tanti ricoverati. Mariuccia racconta il mondo che cambia, la riconquista della dignità da parte degli internati e la sua stessa trasformazione di donna e infermiera in trent’anni di assistenza ai malati. Mariuccia è la voce della conquista civile e sociale portata dalla legge Basaglia.
Renato Sarti ricostruisce con sensibilità e vigore la testimonianza di un diverso possibile dialogo tra normalità e follia, e la affida alla bravura di Giulia Lazzarini, che con grande intimità ed emozione fa rivivere quello che Mariuccia ha visto e vissuto in tre decenni di lavoro in ospedale. Lo spettacolo si fonda su una nostalgia particolare (quela del poeta, quela che te sa tropo ben che non pol tornar), ma soprattutto sulla lucidità estrema, quasi spietata, di chi si rende conto che la spinta di quegli anni si è affievolita e rischia di finire inghiottita dall’indifferenza.
Giulia Lazzarini ha debuttato in teatro giovanissima e in cinquant’anni di carriera ha interpretato grandi classici e testi contemporanei. Presenza costante nelle produzioni del Piccolo Teatro di Milano, si è distinta in spettacoli quali La tempesta di Shakespeare, Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni, Vita di Galileo e L’opera da tre soldi di Brecht, Le notti bianche di Dostoevskij e Il giardino dei ciliegi di Cechov. Per la televisione ha lavorato in Casa di bambola di Ibsen, Piccola Città di Wilder, Resurrezione dei fratelli Taviani e Maria Montessori di Tavarelli. Tra i film interpretati per il cinema: Grazie di tutto di Manfredi e Romanzo di una strage di Giordana. Di lei Giorgio Strehler ha detto: «Giulia appartiene a quei rari talenti naturali che salgono su un palco, cominciano a recitare e sanno già tutto della teatralità. Sono nati per recitare. Recitano sempre e da sempre bene...».
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