Nato dopo la morte della mamma: il piccolo Dauda non ce l’ha fatta

Aveva due settimane ed era venuto al mondo dopo la morte improvvisa della madre Rokhaya Seck, operaia della Filippi in cassintegrazione, caduta dalle scale

LOREGGIA. Non ce l’ha fatta il figlio di Rokhaya Seck, il piccolo è morto sabato notte nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Camposampiero, dov’era ricoverato dal momento della nascita. La morte è sopraggiunta a due settimane esatte dal decesso della madre, stroncata nella notte di sabato 29 luglio da un’emorragia a causa della rottura di un’aorta. Se fosse sopravvissuto, il neonato avrebbe riportato lesioni neurologiche permanenti essendo nato con parto cesareo successivamente alla morte della madre.

Il bimbo si chiamava Dauda: il papà Thiaw Becaye gli aveva voluto dare il nome di un suo zio. Dauda verrà sepolto martedì nel cimitero di Loreggia, dove il sindaco Fabio Bui gli ha concesso uno spazio a terra. Il funerale sarà offerto dall’impresa funebre Casa di Loreggia. A rendergli l’estremo saluto non ci sarà il padre, che si trova in Senegal con il primogenito di cinque anni. Padre e figlio erano partiti lunedì scorso per il paese d’origine per accompagnare la salma della donna e partecipare alle esequie secondo il rito musulmano. Per permettere al marito, disoccupato, di dare una degna sepoltura alla consorte e di poterla accompagnare nel rimpatrio, la comunità senegalese dell’Alta Padovana si era mobilitata contribuendo economicamente alle spese. E pure i colleghi della Filippi avevano fatto una colletta. Becaye, che tornerà in Italia dopo ferragosto, è stato subito informato della morte di Dauda.

Si conclude così, nel modo più drammatico, la vicenda che ha coinvolto la famiglia dell’operaia della ditta Filippi forni di Arsego, messa in cassa integrazione speciale insieme ai 233 colleghi. Tutto è cominciato circa un mese e mezzo fa quando Rokhaya, detta Rocky, al settimo mese di gravidanza, è caduta accidentalmente dalle scale del condominio dove abitava con la famiglia. Dopo il ruzzolone la donna è stata accompagnata al pronto soccorso del Pietro Cosma, dov’è rimasta ricoverata alcuni giorni. Un mese dopo Rokhaya è stata colta da malore. Il marito l’ha portata di corsa all’ospedale di Camposampiero. Mezzora dopo è morta, colpita da un’emorragia inarrestabile. Vano è stato l’intervento dello staff medico che ha tentato di salvarle la vita. I sanitari hanno estratto il bambino dopo il decesso della madre. Ma la ventina di minuti in cui il piccolo è rimasto senza ossigeno hanno inciso in modo negativo sull’evoluzione del quadro clinico nonostante Dauda sia stato tenuto in incubatrice e seguito costantemente dallo staff di neonatologia. «Sapevamo che le sue condizioni erano critiche e che purtroppo sarebbe rimasto offeso», dice la zia Meimun Ba. «Sabato sera i medici ci hanno detto che respirava male. Cinque minuti dopo che eravamo andati via ci hanno avvisato che era morto. Ringraziamo l’ospedale per ciò che ha fatto e il sindaco Bui per l’appoggio morale che ci ha dato».

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