Navi all’amianto Assolti gli ex vertici della Marina militare
Si chiude in una bolla di sapone il processo per la «strage invisibile» tra i militari, in servizio nei decenni tra gli anni' 50 e' 90 in seguito all'esposizione all'amianto, minerale pericoloso per la salute, che foderava le imbarcazioni. Il giudice Nicoletta De Nardus, ha assolto perchè il fatto non sussiste, tutti gli ex vertici della Marina Militare. L’accusa era di duplice omicidio colposo per la morte del capitano di vascello Giuseppe Calabrò, 61 anni di Siracusa, morto a Padova il 3 febbraio 2002, e del meccanico Giovanni Baglivo, di Tricase, deceduto a 49 anni, per un mesotelioma. E' il primo processo in Italia con protagonisti i passati vertici della Marina. Centinaia sono stati i militari morti negli anni per questa malattia, 2 in questo processo.
Il pubblico ministero Sergio Dini, che ha coordinato l'inchiesta, radicata a Padova perchè è stata la prima procura in Italia ad aprire un procedimento, aveva richiesto la condanna da un anno e mezzo a due anni e mezzo di carcere per gli otto imputati: 2 anni e 3 mesi per gli ex capi di Stato maggiore della Marina militare Mario Bini di Roma e Filippo Ruggiero di Roma; 2 anni e 1 mese per i direttori generali di Navalcostarmi, Lamberto Caporali di Bari e Francesco Chianura di Roma, entrambi ammiragli, nonché ingegneri esperti nella costruzione di navi; 2 anni e 6 mesi per i direttori generali di Sanità militare Elvio Melorio di Milano, Agostino Didonna e Guido Cucciniello,tutti medici militari della Marina; un anno e 6 mesi per il comandante di Squadra navale Mario Porta. Il pm aveva rammentato che a bordo delle navi non c'era alcun sistema di aspirazione delle polveri prodotte dal minerale, non si utilizzavano maschere filtranti e non erano isolati gli ambienti rivestiti di amianto che ricopriva anche le tute ignifughe delle esercitazioni. Lo stesso pm, nella sua requisitoria aveva parlato di 530 malati di di tumore ai polmoni in Marina nel 2005, l’ente quindi non poteva non sapere.
«Doveva essere un'altra sentenza che avrebbe lasciato il segno dopo la condanna dei dirigenti Eternit ed invece ha segnato una battuta d'arresto sulla via della giustizia alle vittime dell'amianto che davvero non ci aspettavamo». E' quanto dichiara «amareggiato» il presidente dell'Anmil, Franco Bettoni commentando la sentenza e parlando di «pagina nera della giustizia» e del fatto che questo «non fermerà la determinazione e l'impegno investigativo del pm Dini che impugnerà la sentenza in appello». La formula del «fatto non sussiste» potrebbe bloccare i pagamenti che la Marina aveva iniziato. Sta arrivando a processo, a Padova, un fascicolo Marina bis, per altri 50 morti di mesotelioma. Presto si torna in aula.
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