«Nella mia sedia della felicità ironia e catastrofe»

ROMA. «Difficile far ridere se prima non hai fatto capire che tutto questo esce da una catastrofe»: Carlo Mazzacurati racconta “La sedia della felicità”, il film che ora esce senza che lui possa accompagnarlo. Al Festival di Torino a fine novembre, il regista padovano festeggiato con 10 minuti di applausi e il Gran Premio, aveva portato quello che si è rivelato il suo ultimo film: il 22 gennaio - piegato dalla malattia - è morto a soli 57 anni.
In sala, interpretato da Isabella Ragonese e Valerio Mastandrea con Giuseppe Battiston, prodotto da Bibi Film di Angelo Barbagallo e Rai Cinema, il film arriverà il 24 aprile. Di questo suo lavoro, Mazzacurati aveva parlato in un’intervista video all’Ansa, che ora la pubblica sul sul sito.
«Tutto nasce» racconta Mazzacurati «cercando la novella che aveva dato origine al film di Mel Brooks “Il mistero delle 12 sedie”. Mia sorella, che si occupa di letteratura russa, alla fine l'ha trovata: era un successo radiofonico che aveva avuto una fortuna dilagante, una novella per bambini diventata popolare quasi quanto Pinocchio, anche se è difficile crederci. Ha ispirato 25 film perché è una storia in cui puoi metterci davvero del tuo e io trovavo questo racconto molto congeniale al mio cinema. C’è dentro ironia, anche la comicità spero, e la catastrofe in uno spirito yiddish, essendo stata scritta da due ebrei russi: mi è sembrata proprio la storia che stavo cercando. Quegli elementi mi sono vicini, anche nei lavori precedenti non riuscivo mai a prescinderne».
La storia, riadattata con Doriana Leondeff e Marco Pettenello è curiosa, quasi surreale, protagonisti due losers, due perdenti del Nordest: Bruna, Isabella Ragonese, un’estetista e Dino, Valerio Mastandrea, un tatuatore, vicini di vetrine. «Avevo bisogno» racconta nell’intervista video Mazzacurati «di attori che non appartenessero a quel territorio, anche se ho fatto tanti film ambientati in quello che preferisco chiamare Veneto, il non appartenere era importante».
Questa la storia: un tesoro nascosto in una sedia, un’estetista e un tatuatore che, dandogli la caccia, si innamorano, un misterioso prete (Giuseppe Battiston) che incombe su di loro come una minaccia. Dapprima rivali, poi alleati, i tre diventano protagonisti di una rocambolesca avventura che, tra equivoci e colpi di scena, li vedrà lanciati all’inseguimento dai colli alla pianura, dalla laguna veneta alle cime nevose delle Dolomiti, dove in una sperduta valle vivono un orso e due fratelli.
Nel cast tanti attori del cinema di Mazzacurati, quasi li avesse voluti tutti accanto per l’ultima opera come qualche anno prima per “Vesna va veloce”: Roberto Citran (Coppa Volpi a Venezia nel ’94 protagonista di “Il toro” e prima ancora di “Il prete bello”), Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio (entrambi alla 57esima mostra del cinema di Venezia con “La lingua del santo”), Silvio Orlando (il suo protagonista di “Un’altra vita” e poi del penultimo “La passione”, anche questo presentato a Venezia.
L’ultimo lavoro di Mazzacurati arriva nelle sale tre mesi esatti dopo la sua morte.
Alessandra Magliaro
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