La fine del noce Camerini: «Fu piantato nel parco di villa Contarini 158 anni fa»
Semplicemente il grande tronco si è piegato fino a cadere. Un epilogo silenzioso per una pianta secolare che era stata messa a dimora nel 1868 in occasione del battesimo del conte Paolo Camerini e che da allora aveva accompagnato la storia della villa e del suo parco di Piazzola sul Brenta. Miola: «Alla base ci sono dei polloni, speriamo possa nascere una nuova pianta»

Ci sono alberi che non fanno soltanto parte di un paesaggio, ma diventano parte della memoria di un luogo. Crescono mentre intorno cambiano le persone, le case, le stagioni e il mondo. E quando arriva il momento della fine, anche la loro caduta sembra raccontare qualcosa del tempo che passa. È quello che è avvenuto al “noce di Paolo Camerini”, nel parco di Villa Contarini, che oggi giace senza vita adagiato su un fianco: qualche tempo fa ha ceduto dopo oltre un secolo e mezzo di vita.
Non c’era un temporale, né un soffio di vento più forte del solito. Semplicemente il grande tronco si è piegato fino a cadere. Un epilogo silenzioso per una pianta secolare che era stata messa a dimora nel 1868 in occasione del battesimo del conte Paolo Camerini e che da allora aveva accompagnato la storia della villa e del suo parco.
Era un noce non particolarmente grande, ma dal comportamento singolare. Il suo risveglio era molto tardivo: iniziava a mettere le prime foglie soltanto intorno al solstizio d’estate, con circa tre mesi di ritardo rispetto agli altri alberi. Eppure, nonostante quella partenza apparentemente fuori tempo, riusciva comunque a completare il proprio ciclo vegetativo e a produrre i suoi frutti.
Il noce si trovava in una delle zone centrali del parco, insieme a magnolie sempreverdi e ad altre piante di età ragguardevole, componendo un patrimonio arboreo che rappresenta una parte importante dell’identità del complesso monumentale. Proprio per il suo valore era seguito da tempo e sottoposto a controlli e tentativi di recupero.
«Aveva l’apparato radicale compromesso e, nonostante gli studi e i tentativi di salvarlo, era arrivato alla fine del suo ciclo di vita», spiega l’architetto Davide Miola, direttore di Villa Contarini. «La sua caduta, è stata vissuta con particolare dispiacere anche per il significato simbolico della pianta. Era collocato in un punto centrale, molto visibile. Lo monitoravamo da tempo e aveva resistito anche al terribile temporale di cinque anni fa, quando furono danneggiate diverse piante secolari». Questa volta, però, non sono stati gli eventi atmosferici a decretarne la fine. E per fortuna, quando è caduto non c’erano persone vicino.
La storia, tuttavia, potrebbe non essere ancora completamente finita. Il noce è stato lasciato nel punto in cui è caduto perché alla base del tronco ci sono alcuni polloni. Da lì potrebbe forse ripartire una nuova pianta. «Non abbiamo grandi aspettative, e nemmeno la Soprintendenza», racconta Miola, «ma vogliamo comunque aspettare e vedere cosa succede. L’obiettivo è capire se sia possibile salvare almeno la componente genetica di una pianta così antica. Piante di 150 anni sono uniche. Tra siccità, sbalzi di temperatura e cambiamenti delle condizioni climatiche, molte piante sono oggi in sofferenza». Per questo il vecchio noce rinsecchito resterà ancora per qualche mese nel parco, quasi a concedersi un’ultima stagione, farsi ammirare e fotografare un’ultima volta. Poi si vedrà se la natura avrà deciso di dargli una seconda possibilità.
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