Nomadi sconosciuti al fisco ma proprietari di un terreno: scatta il sequestro

PADOVA. Dopo aver ritrovato il tesoro della gang del parco nomadi di via Longhin, la polizia ha fatto un passo successivo nell’indagine in corso. Un passo che non era mai stato fatto prima: il sequestro preventivo dei due appezzamenti a Vigodarzere, di cui si è occupato Marco Calì responsabile della Squadra Mobile padovana con decreto sempre firmato dal pm Roberti.
I primi accertamenti patrimoniali e tributari hanno consentito di appurare che tali proprietà, pagate 150 mila euro, non sono assolutamente proporzionate al reddito prodotto dagli acquirenti, essendo loro praticamente sconosciuti al fisco, ovvero dichiarazioni dei redditi pari a zero a giù di lì. Mentre, dal punto di vista della polizia, il curriculum degli intestatari dei terreni fa ritenere che i beni e i soldi accumulati possano essere il frutto di reati commessi negli anni.
Il tutto ha sfatto scattare l'applicazione del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, come già avvenuto altre volte a carico di diversi clan rom. Adesso il passaggio successivo sarà la confisca, sempre su disposizione del tribunale. Se a questo si arriverà, i terreni diventeranno di proprietà dello Stato e chi ora vi abita, dentro i piccoli prefabbricati, sarà sgomberato. Le indagini quindi continuano attraverso accertamenti fiscali: se il reddito dichiarato di chi ha speso 150 mila euro per comperare la terra è pari a zero, quei soldi da dove sono saltati fuori?
Saia soddisfatto: «Quel campo era illecito». «Il sindaco e io porteremo le gravi problematiche sollevate dalla lettera alla riunione del Cosp (il Comitato per l’ordine e la sicurezza) fissata per mercoledì prossimo. Fa piacere collaborare con l’Autorità giudiziaria per ripristinare la legalità. E ringrazio il dottor Roberti per lo spirito di collaborazione. Certo tutto questo dimostra che avevo ragione quando, due anni fa, fui al centro di una feroce polemica con l’allora sindaco Zanonato»
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