Nonno vigile si ritrova con i rimborsi tassati: «Fare del bene è una colpa»
Giovanni C. ha prestato servizio nelle scuole padovane: «Mi avevano detto mi avrebbero dato un contributo spese e invece è stato considerato reddito. Ho sporto denuncia»

Quando nel 2015 si presentò al Comune di Padova per fare il nonno vigile, Giovanni C. aveva un obiettivo semplice: rendersi utile. Pensionato, all’epoca 69 anni, con i figli più piccoli che avevano frequentato le scuole del quartiere, voleva restituire qualcosa alla comunità.
«Ero in pensione e lo volevo fare come volontario, gratuitamente. I miei figli più piccoli andavano nelle scuole dove ho fatto il nonno vigile, volevo rendermi utile e così ho pensato: perché non fare quello che altri hanno fatto con i miei figli? », racconta. Secondo quanto riferisce Giovanni C., in Comune gli sarebbe stato spiegato che il servizio non poteva essere svolto a titolo gratuito perché era previsto un rimborso spese. Da qui la sua preoccupazione: percependo l’assegno sociale, voleva essere certo che quel compenso non venisse considerato reddito. «Sono stato rassicurato su questo aspetto e così i il 14 aprile 2015 ho iniziato l’attività di vigilanza ausiliaria, il cosiddetto servizio di nonno vigile».
Dai documenti risulta che prestava servizio per 10 ore settimanali e che gli veniva riconosciuto un rimborso di 7,50 euro per ogni ora svolta. «Ho prestato servizio davanti alla scuola primaria Randi di via Piave e successivamente anche alla Lambruschini di Montà».
Per anni tutto sembra procedere senza problemi. Poi arrivano le verifiche dell’Inps. L’istituto avrebbe ritenuto che le somme percepite non fossero assimilabili a semplici rimborsi spese, con conseguenze sul calcolo del reddito.
Il risultato è stato pesante: per gli anni 2018-2019 gli sarebbero stati richiesti 5.112,27 euro; per il periodo 2016-2017 altri 7.575,38 euro. A questi si aggiungerebbe una decurtazione di 8.916,90 euro sugli importi percepiti tra il 2019 e il 2023. «Una situazione che mi ha costretto a vivere con un assegno sociale ridotto», dice.
Dopo il rigetto della richiesta di risarcimento da parte del Comune, avvenuto il 28 gennaio 2025, il nonno vigile si è rivolto all’Ispettorato territoriale del lavoro. Il 23 giugno 2025, davanti alla Commissione provinciale di conciliazione, è stato raggiunto un accordo: il Comune di Padova si impegnava a corrispondere 7.500 euro «direttamente al signor Giovanni C. entro 30 giorni dalla sottoscrizione del verbale, a mezzo bonifico bancario».
Ma quel bonifico non è mai arrivato sul suo conto. Il Comune ha invece versato la somma all’agenzia delle entrate, che l’ha trattenuta per debiti pregressi del pensionato. E così il nonno vigile, a febbraio di quest’anno, ha sporto denuncia ai carabinieri: «Volevo rendermi utile e invece ho subito un danno economico importante».
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