Morta dopo l’intervento, la sorella presenta un esposto ai carabinieri: «Non dovevano dimetterla»

Venerdì 14 agosto i funerali di Sonia Rebecca, la sessantaduenne di Bastia di Rovolon deceduta in seguito a un’emorragia cerebrale. La sorella Teresina: «Alle 17 è stata dimessa e alle 20.30 mi è morta tra le braccia per problemi di pressione. Chiedo con forza che venga fatta chiarezza»

Silvia Bergamin
Sonia Rebecca
Sonia Rebecca

Non si placa il dolore, ma soprattutto non tace la sete di verità per la scomparsa di Sonia Rebecca (in foto), la sessantaduenne di Bastia di Rovolon deceduta in seguito a un’emorragia cerebrale sopraggiunta a pochissime ore dalle dimissioni dall’ospedale.

Venerdì 14 agosto si sono svolti i funerali, un momento di profonda commozione per la comunità e per i tanti che l’avevano conosciuta negli anni in cui gestiva la Caffetteria Berchet a Padova o tra i paddock dei rally, la sua grande passione.

Ma subito dopo il cordoglio, la famiglia ha scelto di andare fino in fondo. Nel pomeriggio di venerdì, subito dopo le esequie, la sorella della donna, Teresina, si è recata nella caserma dei carabinieri di Bresseo per depositare un esposto e chiedere formalmente che venga fatta piena luce sulle scelte mediche che hanno preceduto il decesso.

I dubbi dei familiari si concentrano in particolare sulla gestione del quadro clinico post-operatorio. Sonia era stata operata il 31 luglio a Padova per una stenosi della carotide al 70%. Le dimissioni, inizialmente previste prima, erano state posticipate al 4 agosto proprio a causa dei valori della pressione arteriosa, rimasti elevati.

Poi, nel pomeriggio di quel martedì, il via libera per tornare a casa. Un via libera che oggi la sorella contesta con forza. «Ho molti dubbi sulle dimissioni decise dai medici», dichiara Teresina. «L’avevano trattenuta due giorni in più proprio per la pressione alta dovuta ai medicinali di prassi dopo l’intervento. Dal mio punto di vista, non dovevano assolutamente dimetterla: dovevano invece spostarla nel reparto di Medicina generale. E forse, se lo avessero fatto, tutto questo non sarebbe successo».

La ricostruzione di quelle ultime ore a casa è drammatica. «Alle 17 è stata dimessa e alle 20.30 mi è morta tra le braccia per problemi di pressione. Chiedo con forza che venga fatta chiarezza», ribadisce la sorella.

La pressione, schizzata a un valore limite di 225, ha provocato il malore e la successiva emorragia cerebrale. Nonostante la corsa al Sant’Antonio e il ricovero in Terapia intensiva, per la donna non c’è stato nulla da fare.

Per permettere gli accertamenti medico-legali, la famiglia ha bloccato la cremazione e nominato un consulente di parte che seguirà l’autopsia e l’esame della cartella clinica. Un atto dovuto, spiegano i parenti, per dare risposte al figlio Gianmarco, alla sorella Teresina e a tutti i cari. Nel buio di questa tragedia resta un ultimo gesto di altruismo: la famiglia ha dato il consenso all’espianto degli organi, trasformando un profondo dolore in una speranza di vita per altre persone.

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