Notte di violenza alla Stanga, rischio contagio dopo lo stupro

PADOVA. Violenza e umiliazione. E ora anche paura. La paura di aver contratto una malattia purtroppo trasmissibile per via sessuale che ha colpito uno degli aggressori. E di non riuscire più a voltare pagina con l’orrore più profondo impresso nell’anima e, forse, nel fisico. Lo scoprirà nei mesi a venire una delle due vittime dello stupro di cui è chiamato a rispondere il “branco” finito in manette venerdì scorso, tre giovani tunisini che, ieri, di fronte al gip padovano Lara Fortuna non hanno negato gli incontri sessuali. Nessuna violenza, hanno ribadito, ma rapporti consensuali in cambio di droga. Contraddittori, lacunosi, poco credibili: il giudice non è parsa affatto convinta della loro versione, firmando un’ordinanza di custodia cautelare in carcere dai toni molto severi, reclamata con forza dal pm Giorgio Falcone che aveva coordinato l’inchiesta chiusa nell’arco di nemmeno ventiquattr’ore dagli uomini della Squadra mobile guidata dal vicequestore aggiunto Marco Calì.
Così restano in carcere Mohamed Chourabi, 19 anni, Acref Rebhi, 21, e Wahid Dibhi, 29, già agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Trento per reati legati allo spaccio. Contestati il concorso in violenza sessuale, violenza privata, rapina tentata e consumata, minacce. Caduta l’ipotesi di tentato omicidio nei confronti di una delle due vittime in quanto potrebbe essere finita nel Piovego perché scivolata. «Sono preso male... E pieno di gravi malattie», ha ammesso nel corso dell’interrogatorio con gli investigatori uno dei tre aggressori. Il rischio è che abbia contagiato una delle due donne che saranno costrette a sottoporsi a periodici esami clinici per monitorare il proprio stato di salute. Appena trasferito in carcere, uno dei tre tunisini è esploso in un’ira incontenibile: ha spaccato il water della cella ed è stato a fatica tenuto a bada dagli agenti di polizia penitenziaria.
Notte da incubo. Venerdì, nell’arco di appena un’ora e mezza nel quartiere Stanga, si consumano due aggressioni sessuali ai danni di altrettante donne. Alle 2,30 tra via Confalonieri e via Tonzig una ventenne e tre amici maschi, già ben “carburati” dall’eroina, stanno cercando della cocaina. Incrociano Chourabi e Rebhi che - è l’accusa - avrebbero messo ko i tre ragazzi, tenuti sotto minaccia con un coccio di bottiglia, e violentato la ragazza. Ore 4 in via Corrado: una trentacinquenne di Cavallino Treporti è a caccia di droga. I tre tunisini la convincono a seguirla sull’argine e lì le saltano addosso. Lei reagisce e, denuncia, viene gettata nel canale dopo toccamenti e molestie, non rapporti completi.
Le difese. Sesso in cambio di cocaina: ecco il “patto” che vantano i tre nordafricani, difesi dagli avvocati Elisabetta Costa e Mario Sannevigo. Magari con un piccolo inganno: non avevano (sostengono) la disponibilità della droga promessa. Ed ecco che, dopo essersi “concesse” senza nessuna costrizione, le ragazze rimaste a bocca asciutta avrebbero reagito. Di più: una delle due, è sempre la giustificazione dei tre, avrebbe dato in escandescenze, cadendo nel Piovego. Gli investigatori non ci credono e, intanto, per i tre c’è il carcere.
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