Negano la visita a sua zia, lei strattona le operatrici: andrà a processo

L’episodio risale al dicembre del 2025. La donna, infermiera, portava la parente, anziana e sordomuta, a un consulto non autorizzato: ora andrà a processo per percosse

Cristina Genesin
La casa di riposo di Noventa Padovana
La casa di riposo di Noventa Padovana

Voleva accompagnare l’anziana zia sordomuta, con diversi problemi di salute come la demenza, a una visita cardiologia. Una zia ospite della Rsa (residenza sanitaria) alla quale lei, sessantenne infermiera nel Centro Gallucci dell’Azienda ospedaliera di Padova, era (ed è) molto affezionata. Ma poche ore prima dell’appuntamento medico la sorella di quest’ultima – dal 1996 tutrice legale della ottantenne all’epoca dei fatti – aveva revocato il consenso.

E così l’infermiera, arrabbiata, aveva reagito tanto da essere denunciata da due coordinatrici sanitarie della casa di riposo per il reato di percosse. Il motivo? A ogni costo avrebbe cercato di portare fuori dall’istituto la parente per trasferirla in ospedale dove aveva prenotato la visita specialistica.

E oltre al diniego e alla querela, l’infermiera oggi si ritrova a processo davanti al giudice di pace il prossimo 25 novembre. L’atto di citazione a giudizio è firmato dal viceprocuratore onorario Andrea Favaretto, mentre difensore dell’infermiera è la penalista Paola Porzio.

L’episodio risale all’11 settembre 2025: soltanto la sera precedente la sorella – tutrice legale della ricoverata – le aveva comunicato il proprio “no” alla visita senza particolari spiegazioni. L’infermiera aveva tentato di replicare che non era più possibile disdire l’accordo fissato con il cardiologo convinta che l’accertamento delle condizioni di salute della zia non potessero tollerare rinvii.

Così si presenta nella Rsa durante l’orario di visita mattutino, chiedendo copia della documentazione clinica da presentare allo specialista. Poi qualche ora più tardi ritorna, preleva la zia e all’ingresso si ritrova la strada sbarrata dalle due coordinatrici. Ne nasce una discussione. L’infermiera, forte della propria esperienza professionale, insiste sulla necessità della visita cardiologica di fronte a problematiche respiratorie riscontrate nella congiunta. E qui le versioni divergono. L’infermiera sostiene di essere stata trattenuta a forza per i polsi subendo una pressione tale da riportare ematomi. Le coordinatrici hanno replicato di essere state graffiate alle braccia e strattonate.

Fortunatamente l’infermiera ha potuto riabbracciare la zia e pure portarla a casa per le successive feste natalizie. Tuttavia ora deve affrontare il processo. Per troppo amore.

 

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