Om de Mer, nel regno della goliardia

In 450 hanno partecipato a Montagnana al triathlon più originale d’Italia. Vincitore squalificato per «troppa autostima»
BELUCCO - FOTOPIRAN - MONTAGNANA - ARRIVO GRUPPI OMDEMER
BELUCCO - FOTOPIRAN - MONTAGNANA - ARRIVO GRUPPI OMDEMER
MONTAGNANA. Esiste una manifestazione in Italia in cui le squadre partecipanti si chiamano Congrega del Bigolo, Cava Birra o Disagiati. In questa competizione tutto è tollerato, ma guai a presentarsi al traguardo senza baffo (donne comprese): la squalifica in questo caso è assicurata. In questa gara l’unico incidente registrato in sei anni è un tamponamento a cinque tra Grazielle (la bici scassata della nonna). Al traguardo, poi, il numero di applausi non è proporzionale al tempo impiegato, bensì alla simpatia: da qui non ci si può stupire se ieri mattina, a questa gara, i più applauditi siano stati due ragazzi travestiti da reggiseno, un gruppo di tirolesi a cavallo di finti gnomi, un bagnino da un quintale e mezzo e una scimmia in gabbia.


L’Om de Mer è il regno del “non-convenzionale” ed è proprio questa caratteristica che ha resto la manifestazione una delle più originali d’Italia. L’evento – un triathlon fatto di nuoto, ciclismo e corsa – è nato sei anni fa grazie al gruppo Corri Le Mura e ieri ha raggiunto la cifra record di 450 partecipanti da tutto il Nord (c’erano iscritti anche da Torino, Milano e Cremona): il numero vale doppio e forse più se si pensa che sei anni fa erano 42, che in lista d’attesa per questa edizione c’erano almeno altre 600 persone e se si considera che in piazza, ad accogliere gli atleti al traguardo, ieri se ne saranno viste almeno altrettante.


Partecipare all’Om de Mer è una goduria, sia da atleta che da spettatore. Il palcoscenico d’eccezione è piazza Vittorio Emanuele II, dove alle 10 sono arrivati i primi partecipanti dopo i 250 metri di vasche nella piscina di Casale di Scodosia, i 15 chilometri in bici – rigorosamente senza cambio, più vicina alla rottamazione che alla competizione – nella campagna della Sculdascia e i cinque di corsa all’ombra delle mura medievali. Il primo a tagliare il traguardo (non era il vincitore perché le batterie di partenza erano più d’una) è il numero 95 Roberto Rossetto, classe ’84: all’arrivo ha dichiarato di aver sicuramente vinto ed è stato «squalificato per troppa autostima». Il secondo è invece una tartaruga ninja, Andrea Borin di Legnago: le “colleghe” (tutte con nunchaku – in plastica – in barba alle recenti disposizioni antiterrorismo) arriveranno poi con gran calma. C’è poi l’atleta travestito da rana-grillo (il travestimento era così anomalo che era impossibile propendere per una specie o per l’altra), quello da Forrest Gump (barba e cappellino, proprio come il Tom Hanks del film che corse per tre anni di fila), quello che arriva in perizoma (fortunatamente poi ci si accorge della calzamaglia color carne). Ci sono i gruppi di indiani, i fans di Dino “Cica” (pittoresco personaggio di Montagnana, amato da tutta la comunità), i marinai, gli sposini, i vari supereroi, la Banda Bassotti, i corridori con degli inspiegabili “moci” in testa, dei finti degenti di ospedale con lattine di birra applicate alle flebo, togati, grappoli d’uva, Flinstones, tirolesi, faraoni, scimmie in gabbia, cannibali, casalinghe disperate e chi più ne ha più ne metta. C’è anche il gruppo che ricorda Chiara Gemmo, la studentessa morta in Bolivia l’anno scorso. Ci sono poi 675 litri di birra, letteralmente prosciugati: ogni partecipante aveva diritto a 15’ di sconto nel tempo finale, 5’ per ogni birra bevuta. Pochi hanno rifiutato, e le birre rimaste sono finite in mano a chi poteva reggerne più di tre. E poi ci sono applausi, sonore risate, centinaia di click al cellulare per immortalare l’atleta più originale e la gag migliore. E la consapevolezza che l’Om de Mer è ormai diventato un tesoro – di promozione e divertimento – destinato a crescere.


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