Omicidio Guerra, la furia di Mauro e gli spari del maresciallo

PADOVA. Il primo video mostra i sanitari che tentano di salvare la vita a Mauro e un nugolo di carabinieri che assiste alla scena. In sottofondo un carabiniere incalza il collega Marco Pegoraro, il maresciallo che ha appena sparato al giovane, utilizzando parole certamente forti: «‘Sto bastardo, ‘sto figlio di putt…Gli hai fatto male? Testa di m…che non è altro. Ma almeno lo hai beccato marescià? Hai fatto bene, hai fatto bene marescià».

Si apre così il servizio che mercoledì sera “Chi l’ha visto?”, la trasmissione di Rai 3 condotta da Federica Sciarelli, ha dedicato alla morte di Mauro Guerra.
Era il 29 luglio 2015 e il giovane, 32 anni di Sant’Urbano, venne ucciso su un campo di mais nel suo paese, freddato dai colpi del maresciallo Marco Pegoraro. Fuggiva da un trattamento sanitario obbligatorio (senza tuttavia alcuna autorizzazione a farlo) a cui i militari volevano sottoporlo perché violento e pericoloso.
Il carabiniere Pegoraro sparò nel tentativo di salvare un collega, finito letteralmente a terra sotto i colpi violenti del ragazzo dopo aver tentato di mettergli le manette.

Per la prima volta “Chi l’ha visto?” ha reso pubblici i filmati che testimoniano i concitati attimi dell’omicidio e soprattutto le estenuanti trattative condotte dai carabinieri per portare Mauro in ospedale.
Lunghi spezzoni testimoniano l’irrequietezza di Mauro, che si era appena recato in caserma con alcuni disegni e alcune richieste, tra cui quella di organizzare una manifestazione contro la presenza di musulmani. E’ lì che i carabinieri invitano Mauro a sottoporsi a cure e che il ragazzo, che teme il ricovero e l’assunzione di medicine, comincia ad agitarsi davvero, tanto da scavalcare la recinzione della caserma e correre a casa. Un audio dei carabinieri di Sant’Urbano richiede l’intervento di un’ambulanza al 118 «per una persona in escandescenza in via Roma. Per noi è un psichiatrico noto. Non saprei dirle se è la prima volta che fa un cosa così. Non abbiamo sentito il medico di base per un ricovero coatto. C’è un’emergenza adesso, è pericolosissimo. Peserà 150 chili».
Nei video si evince chiaramente il tentativo di dialogo dei militari, con Mauro convinto nel portare avanti la sua causa.
«Facciamo un reset e torniamo indietro? Avevamo deciso che venivi con noi? Facciamo una visita e basta», insistono i carabinieri. «Sette anni fa è stata la stessa cosa. Le pastiglie ti tolgono via. Io voglio seguire questa strada, lasciatemi in libertà», risponde il giovane. «E’ buono, è buono», afferma una voce femminile in sottofondo. «Lo sappiamo che è buono», ribatte un carabiniere. Si scherza, si scherza addirittura sull’eventuale uso di una pistola: «Non possono spararmi. E’ legge, se loro mi sparano me li inc..In dieci persone che sparano a uno???». «Chi è che ti vuole sparare Mauro…?», ribatte quasi profeticamente un altro carabiniere. Mauro scherza persino sulla pancia di un carabiniere. Insomma, la situazione è tesa ma pare che ci sia la possibilità di risolvere la questione con il dialogo.

La situazione cambia radicalmente nel giro di qualche minuto. Nel cortile di casa oltre a Mauro e a una decina di carabinieri arrivano anche i famigliari del giovane. I filmati mostrano un Mauro estremamente irrequieto, con un bilanciere in mano: la scena è forte, tanto quanto la rabbia del giovane che sbatte il pesante tubo di ferro a terra, piegandolo.
Invoca una sorta di guerra santa urlando «Vieni Adonai! Vieni Adonai!», nome del Dio della Bibbia. «Andate a casa e pregate! Sei pronto per la guerra? Sì o no? Non avete ascoltato il bene? Ora ascoltate il male». I tentativi di persuasione dei numerosi militari sono vani. C’è il timore che quel bilanciere possa essere usato come arma – lo dice una delle voce dei militari in sottofondo – ma in realtà pare che nessuno dei militari si sente in pericolo. Mauro scaccia malamente anche il papà e non risparmia nemmeno la madre, etichettandoli tra le varie cose come infedeli.
«Siamo convinti che in caserma gli sia stato detto che quel ricovero coatto era stato richiesto da noi», ha spiegato mamma Giusy, ospite nello studio di “Chi l’ha visto?” assieme alla figlia Elena.
La scena si sposta poi nell’abitazione del trentaduenne. Mauro invita un carabiniere in casa, il brigadiere del paese, a vedere un quadro dipinto da lui (il trentaduenne aveva uno pseudonimo da artista, War Project). Entrano anche gli altri colleghi e la furia di Mauro lievita.
Il giovane rimane in mutande. Nasce un pesante diverbio con il padre. «Potete mandare fuori mio padre?», urla il trentaduenne nell’apice della rabbia. Eppure l’accordo sembra vicino, tanto che il ragazzo chiede di farsi una doccia e apre alla possibilità di incontrare un medico: «Mi fai venire il dottore in casa qua che parliamo?». I sanitari, tuttavia, chiedono che Mauro – visto il suo stato – venga portato in ospedale, sedato o ammanettato.
Gli ultimi fotogrammi, decisamente più confusi, sono gli ultimi attimi di vita di Mauro. Il ragazzo, finita dopo una lunga fuga (tenta anche di entrare in chiesa) in un appezzamento agricolo, viene raggiunto da un brigadiere.
L’ultimo filmato parte con un leggero ritardo perché chi aveva il cellulare in mano aveva potuto raggiungere la scena a qualche secondo dall’arrivo del ragazzo e degli altri militari: Mauro sta già colpendo alla testa il brigadiere che aveva tentato di ammanettarlo.
Si vede chiaramente sulla destra Mauro che sferza alcuni colpi al militare, e quattro carabinieri che corrono verso l’aggressore. Si sentono degli spari in aria. Sono quelli del maresciallo Pegoraro, che ha sempre dichiarato di aver sparato per difendere il collega. Un altro sparo colpirà Mauro, che morirà su quel campo, senza nemmeno essere trasportato in ospedale. Seguono i deprecabili commenti con cui la trasmissione Rai ha aperto il suo servizio mercoledì sera.
Pegoraro è accusato di eccesso colposo di legittima difesa. La prossima udienza, in Tribunale a Rovigo, si terrà il 18 luglio. Verranno ascoltati, tra gli altri, i famigliari di Mauro. In autunno, quindi, saranno proiettati in aula i filmati anticipati da “Chi l’ha visto?”.
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