Oppimi, un videogioco contro la disgrafia che guarda lontano
PADOVA. Una sfida che parte silenziosa da Padova ma che viene lanciata per fare rumore in tutto il mondo.
Una storia che inizia con un professore iraniano dell’Università canadese di Montréal che in contatto via Skype discute di disgrafia nei bambini con un manager italiano di origini albanesi residente a Padova.
Ervin Ukaj, oggi 36 anni e in Italia dal 1998, nel 2013 è infatti un informatico che si occupa di ricerca e sviluppo per un’azienda svizzera che lavora nel settore del riconoscimento della firma digitale: davanti a lui una bella carriera e un posto di lavoro stabile e ben pagato.
«Ma invece ho deciso di lanciarmi in questa avventura» sorride Ukaj. «Lavorando in questo settore ho conosciuto psicologi specializzati in grafologia di tutto il mondo e un po’ per caso ho scoperto la realtà dei bambini che soffrono di disgrafia, un disturbo neurologico che rende difficile la scrittura e che di conseguenza può provocare anche seri problemi di autostima che influenzano i risultati scolastici. Questo disturbo solitamente viene seguito con difficoltà in tutto il mondo per mancanza sia di risorse che di tecnologie, e senza troppe velleità insieme al professore di grafologia di Montréal Javad Sadri, all’ingegnere elettronico Luca Lo Iocono e a un altro informatico padovano come Marco Bonin nei weekend abbiamo iniziato a lavorare ad un progetto innovativo che potesse dare delle risposte».
Dopo due anni di lavoro è nato Oppimi. «Abbiamo realizzato un videogioco per bambini esternamente divertente che mentre viene utilizzato raccoglie dati sulle loro abilità, e questi dati diventano informazioni utili per medici e insegnanti per individuare eventuali problemi. Presentammo l’idea a Microsoft Finlandia che ci disse che avevamo un tesoro tra le mani, ma che per ricevere sostegno serviva un’azienda strutturata. Trovammo subito un importante partner cinese che volle entrare nel progetto e il team venne aumentato a 15 persone. Al momento abbiamo una sede a Montréal e una a Shenzen e tra tre mesi ci sarà il primo lancio dell’app in Cina». —
Luca Perin
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