Ottenevano prestiti per aziende fantasma rischio processo per 8
Appuntamento davanti al gup di Padova il prossimo 8 maggio per gli otto imputati nell’ambito di un’inchiesta per bancarotta fraudolenta e una serie di truffe nei confronti di altrettante banche convinte ad aprire linee di credito nei confronti di aziende, in realtà, fantasma. Aziende ormai inattive cedute dai soci originari, i cui bilanci, una volta ritoccati, davano una parvenza di solidità all’impresa: quanto bastava per incassare prestiti e mutui e poi, per quanto riguarda i protagonisti del raggiro, sparire dalla scena. Chiusa l’indagine, ora si arriva alla resa dei conti.
I protagonisti
Rischiano il processo i padovani Mirta Debbi, 60 anni di Ospedaletto Euganeo (avvocato Enrico Cogo)e Dario Desirò, 49enne di Piove di Sacco (avvocato Tamara Fattore); il veneziano Fabio Matterazzo, 44 anni di Campolongo Maggiore (avvocato Alberto Sommaio); il veronese Giuseppe Cherobin, 61 di Oppeano; Giuseppe Baglioni, 44enne di Anguillara Sabazia in provincia di Roma (avvocato Luca Greco); Mauro Callegari, 61 di Codigoro in provincia di Ferrara anche se vive a Padova in via Serio (avvocato Enrico Cogo); Maurizio Lucchesi, 68 di Forlì (avvocati Marco Martines e Massimo Beleffi) e la polacca Renata Maria Dabrowska, 50, irreperibile (avvocato Simona Petullà). I reati contestati dal pubblico ministero Marco Peraro a vario titolo? Cooperazione continuata in truffa con l’aggravante di aver provocato un danno di rilevante gravità (per C allegari, Cherobin, Desirò e Lucchesi), ancora bancarotta fraudolenta per la distrazione di una somma di oltre 3 milioni e 110 mila euro (Baglioni, Callegari, Lucchesi, Matterazzo e Dabrowska) e bancarotta documentale (Callegari, Lucchesi e Baglioni) per aver reso impossibile la ricostruzione del reale movimento affari delle imprese utilizzate.
L’indagine
È il 14 settembre scorso quando finiscono in manette Callegari e Lucchesi, sospettati di aver escogitato e messo a punto quel metodo truffaldino per incamerare soldi. Soldi poi fatti sparire e, forse, finiti in qualche conto estero. Tutto inizia alla fine del 2017 quando Banca Finit, con sede a Conegliano, concede un mutuo di 150 mila euro a Emme V srl. Ma non basta. La stessa società – una scatola vuota con una serie di bilanci taroccati depositati in Camera di commercio, un fittizio aumento di capitale di 100 mila euro e un capannone nella zona industriale di Bagnoli che serve da copertura, fallita il 20 luglio 2018 – ottiene altri prestiti: 150 mila euro dal Centroveneto Bassano Banca di Longare, 400 mila euro da Banca Adria, altri 330 mila da Banca Annia (società cooperativa con sede a Cartura). Fallita la ditta, sono risultati introvabili libri e scritture contabili.
Lo stesso “gioco” sarebbe stato replicato grazie alla ditta individuale intestata alla Debbi che, presentando falsa documentazione, è riuscita a ottenere altri prestiti: da Banca Popolare dell’Emilia Romagna 66.526 euro, da Bcc Sant’Elena 199.099 euro, da Veneto Banca (146.216 euro), da Banca del Veneziano 83.483 euro, dalla Banca Nazionale del Lavoro 87.243 euro.
Altri soldi sono spariti con il fallimento del 6 marzo 2014 di Dany Lamp Floor srl con sede a Saonara (2.110.000 euro) e il crac del 24 settembre 2018 di Mec Italia srl con sede a Piove (1.030.000 euro): le somme, frutto di prestiti bancari, erano state accreditate sui conti delle due imprese. —
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