Padova, 150 vigili schierati nei quartieri

La polizia locale potenzia le sedi all'Arcella e alla Guizza e aumenta le pattuglie
CADONI - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - VIGILI IN ARCELLA
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PADOVA. Ovunque ti giri, da qualche parte c’è una macchina della polizia locale oppure il giallo fluo di un paio di divise che si muovono a piedi. Certo, è il primo giorno di una nuova storia e non può far testo. Ma nel variopinto e delizioso brulichio di umanità che è l’Arcella al mattino, la presenza di tanti vigili con ogni mezzo e un po’ dovunque fa immaginare che qui si possa conservare il buono che c’è - tutta questa vita - e garantire allo stesso tempo la sicurezza, senza instaurare uno stato di polizia.

Quando alle 10.15 in punto il sindaco Giordani attraversa le rotaie di via Aspetti per raggiungere la sede della polizia locale, due africani lo chiamano e gli si avvicinano: «Tu sei il nostro sindaco, noi abbiamo votato per te». Che sia vero o no, impagabile è lo stupore di Giordani, travolto da questa prova d’affetto così esagerata da sembrare simulata. Intanto però un gelido lunedì mattina, d’incanto diventa migliore. Per dire che all’Arcella, e solo qui, succedono certe cose.

Più tardi, e senza che sembri un’ovvietà, il sindaco dirà che «questo non è un quartiere pericoloso» e dunque «non è giusto caricare di troppa responsabilità i vigili che andranno in giro a presidiarlo». Insomma, non siamo nel vecchio Bronx, è solo un quartiere che «ha un po’ più bisogno degli altri». E siccome di sicurezza si parla sempre così tanto che con i fatti è difficile star dietro alle parole, ecco che l’amministrazione comunale, a otto mesi dalla sua elezione, segna un primo punto pesante nella partita. I vigili moltiplicano le ore di apertura della sede (martedì e giovedì dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 16, ma gli agenti saranno in sede dalle 7 e su appuntamento sarà sempre possibile farsi aprire la porta) e soprattutto intensificano la presenza in strada, non tanto con l’obiettivo di stroncare la microcriminalità, quanto semmai di prevenirla, con un lavoro di relazioni e di contatti che bisognerà costruire. Perciò chiede tempo il comandante Lorenzo Fontolan, perché c’è il trasloco da finire e perché «gli uomini non conoscono ancora bene il quartiere». Si capisce che è un passaggio importante per tutta la polizia locale: «Svuotiamo gli uffici il più possibile, e stiamo in strada fra i cittadini», aggiunge Fontolan. «Anche per questo gli orari di apertura sono limitati a otto ore. Vogliamo stare fuori, nelle strade, nelle zone dove c’è più bisogno». Tra i 23 uomini assegnati a via Aspetti, i 24 della sicurezza urbana che girano in zona stazione, i 24 della sede di via Liberi e 15 motociclisti assegnati all’area nord, ora ci sono oltre 80 agenti che gravitano in questo quadrante, tra piazza De Gasperi e Pontevigodarzere. Non basteranno a cancellare l’ombra di ogni singolo spacciatore, ma è un investimento quello che si fa.

«La vera svolta arriverà quando tutti saranno formati», spiega Fontolan. «Gli ufficiali stanno facendo i corsi per migliorare il lavoro di gruppo. Poi tutti gli agenti andranno a lezione in un’accademia di polizia per migliorare gli aspetti relazionali, per perfezionare le capacità di dialogo con la gente». Nessuno parla esplicitamente di vigile di quartiere, ma in fondo è quello il modello. Agenti che giorno dopo giorno costruiscono relazioni, guadagnano confidenza, conoscono ogni angolo, ogni palazzina. Si comincia con il giro di un isolato, di due, di tre. I vigili, in coppia, salutano il negoziante dell’ortofrutta, si affacciano nel supermercato per farsi vedere, entrano al bar e scambiano due chiacchiere. Il comandante ha scelto gli uomini per varietà di competenze, tirandoli fuori da diversi uffici. Così ci sono esperti per ogni necessità e la sede dell’Arcella - come quella della Guizza, inaugurata contemporaneamente - si configurano come centrali operative autonome e in grado di portare avanti un’indagine e un primo livello di attività amministrativa, edilizia, ambientale. Insomma, è un po’ come quando si gettano le fondamenta di un edificio. Qualcosa è destinato a crescere. E per un giudizio bisognerà aspettare qualche mese.
 

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