Padova, affitti a canone concordato fermi al 2019: «Serve un tavolo per modificarli»
Uppi chiede di rivedere gli accordi territoriali sulle locazioni: in provincia i parametri risalgono al 2016, mentre a Padova sono fermi al 2019. «Così il canone libero diventa più conveniente per i proprietari»

Accordi territoriali fermi da anni, canoni concordati sempre meno adeguati ai costi attuali e proprietari che si orientano verso il mercato libero. È il quadro tracciato dall’Unione piccoli proprietari immobiliari (Uppi) Padova, che chiede un aggiornamento degli accordi che regolano le locazioni a canone concordato in provincia.
Nella quasi totalità del territorio provinciale gli accordi territoriali risalgono infatti al 2016. Si tratta di una sorta di “listino di riferimento”.
La situazione riguarda anche il capoluogo, dove i valori sono fermi al 2019 e dove Uppi è impegnata nel rinnovo dell’accordo.
Secondo l’associazione, il differenziale Istat e l’aumento dei costi di gestione hanno progressivamente ridotto l’efficacia dello strumento, rendendo il canone libero più aderente alle dinamiche del mercato.
Gli esempi virtuosi
Qualche segnale positivo arriva però dai Comuni. A Piove di Sacco, lo scorso giugno, l’amministrazione ha convocato le associazioni dei proprietari e dei conduttori per avviare il confronto.
Ad Abano Terme, invece, nel giugno 2025 è stato rinnovato l’accordo territoriale, superando un testo precedente che risaliva addirittura al 2005. Per Uppi, un esempio concreto di come il confronto tra le parti possa aggiornare parametri ormai superati. «Gli sforzi e le trattative che stiamo portando avanti con determinazione per aggiornare le tabelle della città di Padova, ferme al 2019, non possono viaggiare isolati rispetto alle necessità della provincia», sostiene il presidente Silvio Barbiero.
«È fondamentale estendere la medesima attenzione e lo stesso impulso negoziale alla cintura urbana – da Albignasego a Selvazzano, da Vigonza a Cadoneghe – e a tutti i restanti comuni del territorio. I piccoli proprietari immobiliari della provincia hanno bisogno di risposte adeguate ai tempi attuali tanto quanto quelli del capoluogo».
Tabelle da rivedere
Il nodo, secondo l’associazione, riguarda soprattutto la sostenibilità economica. Con parametri fermi al 2016 in provincia e al 2019 a Padova, i valori massimi delle vecchie tabelle non sarebbero più in linea con i costi di manutenzione e riqualificazione degli immobili. I benefici fiscali previsti per il canone concordato, quindi, non riuscirebbero a compensare la riduzione del canone lordo.
Da qui la scelta di molti proprietari di ricorrere al contratto a canone libero, il 4+4, per preservare il valore del patrimonio. L’Uppi sottolinea però che l’aggiornamento degli accordi non riguarda soltanto i proprietari. Un mercato sempre più orientato verso il canone libero può tradursi, secondo l’associazione, in costi complessivi maggiori per gli inquilini, privandoli dell’effetto calmieratore dei tetti massimi e delle agevolazioni fiscali legate al canone concordato.
«Riteniamo non più rinviabile un adeguamento globale, che parta da Padova e si estenda a tutto il territorio provinciale», conclude quindi Silvio Barbiero, «prendendo a modello l’importante passo compiuto ad Abano Terme, auspichiamo l’apertura in tempi brevi di tavoli di concertazione coordinati.
Aggiornare gli accordi significa restituire sostenibilità economica ai piccoli proprietari e, al contempo, favorire l’immissione sul mercato di alloggi a canoni maggiormente accessibili, tutelando la stabilità sociale delle nostre comunità».
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