Allerta anarchici, controlli della Digos al parco Fistomba a Padova: identificati in venti
La Digos ha controllato una ventina di persone per scongiurare possibili infiltrazioni e disordini dopo le violenze nella Capitale. Nessuno scontro durante il corteo padovano di venerdì 30 ottobre che ha portato in piazza 10.000 persone

Evitare che anche a Padova potessero crearsi momenti di tensioni e scontri come quelli avvenuti a Roma quando, a margine dei cortei organizzati, venerdì, per lo sciopero generale e le proteste studentesche, un gruppo di anarchici ha dato vita a momenti di guerriglia urbana contro la polizia. È stato con questo obiettivo che venerdì sera gli investigatori della Digos hanno controllato e identificato una ventina di anarchici che si trovavano al parco Fistomba.
L’intervento
Pur vivendo in realtà e territori molto diversi i movimenti anarchici di Padova e Roma, pur mantenendo piena autonomia nelle strutture e nell’organizzazione, si trovano spesso vicine in occasione di specifiche campagne politiche o di protesta. Così, considerato quanto stava accadendo nella Capitale venerdì, quando dopo le 19.30 la polizia, a seguito degli scontri, era dovuta intervenire anche con l’utilizzo di idranti (a Testaccio e in piazza dell’Emporio) per far desistere e disperdere i manifestanti; anche a Padova, in questura, è scattata l’allerta per possibili cortei non autorizzati preludio di disordini.
Da qui l’intervento da parte della Digos al parco Fistomba dove si erano riuniti alcuni antagonisti appartenenti al movimento anarchico cittadino. Tra loro gli identificati sono stati una ventina. Visto il particolare momento, i controlli del territorio da parte della polizia e delle altre forze dell’ordine sono proseguiti anche nella giornata di ieri.
L’indagine
Sempre gli investigatori della Digos della questura di Padova avevano già eseguito una serie di perquisizioni, in vista della manifestazione studentesca del 17 ottobre scorso, che aveva portato alla denuncia di otto studenti padovani, minorenni, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, considerati i creatori della chat Whatsapp (che in poche ore aveva raccolto oltre mille partecipanti).
I ragazzi sono stati poi indagati dalla procura dei Minori di Venezia con l’accusa di istigazione a delinquere. «Porta la benzina», «fai la molotov», «va bene se si porta una Beretta», questi alcuni dei messaggi trovati nei telefoni degli indagati.
Perquisizioni
Ieri intanto, la polizia, dopo i cortei che in alcuni casi, venerdì, hanno fatto seguito alle manifestazioni, la polizia ha eseguito 60 perquisizioni in 23 città in tutta Italia (non a Padova però) nei confronti di persone che, nelle chat nonché in altre piattaforme social, avevano incitato a compiere violenze proprio nei cortei in piazza. Ieri, solo a Roma, gli scontri avvenuti a margine delle manifestazioni per lo sciopero generale e per la scuola si sono conclusi con 8 persone fermate e più di 300 identificati.
A Padova, invece, dove sono scese in strada circa 10.000 persone tra cui tantissimi ragazzi e adolescenti non si sono registrati né scontri né contrapposizioni con le forze dell’ordine come, al contrario, era accaduto sabato 24 ottobre quando la protesta era degenerata in piazzale Stazione tra cariche della polizia, idranti e il fermo di quattro persone poi non convalidato dal giudice nel corso dell’udienza per direttissima. Venerdì non solo non si sono registrati scontri, ma nemmeno episodi riconducibili a infiltrazioni di appartenenti a gruppi anarchici. Un pericolo ulteriormente sventato venerdì sera con le identificazioni avvenute al parco Fistomba.
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