Musica e schiamazzi notturni: i residenti in rivolta contro il Box Downtown a Padova
I residenti di via Umberto I sono sul piede di guerra: «Ci siamo rivolti a un avvocato e continueremo a muoverci nelle sedi opportune finché non verrà trovata una soluzione». Secondo gli abitanti un’indagine Arpav ha confermato il superamento dei limiti consentiti

«Si è perso il punto di equilibrio tra una città viva e il diritto di chi abita in centro a poter dormire». A denunciare una situazione diventata, a loro dire, insostenibile sono alcuni residenti di via Umberto I e delle abitazioni vicine al Box Downtown.
Al centro delle proteste ci sono musica, schiamazzi e rumori che, secondo quanto segnalato ripetutamente dagli abitanti, proseguirebbero fino a tarda notte. «Sono ormai decine le pec e le segnalazioni inviate», raccontano. Alcuni abitanti si sono rivolti anche a un legale e sostengono di avere sollecitato più volte Comune e polizia locale.
«Non vogliamo fare una battaglia personale con un esercizio commerciale: il problema riguarda una parte del quartiere e il modo in cui oggi si riesce, o meno, a conciliare la vita notturna con quella di chi qui ci abita».
Particolarmente delicata, spiegano i residenti, sarebbe la conformazione degli edifici. Se le zone giorno affacciano spesso sulla strada, le camere da letto si trovano sul retro, verso cortili e cavedi. Proprio qui, secondo le segnalazioni, si concentrerebbe una parte dei rumori.
«Quando musica, voci, sedie spostate e altri rumori arrivano negli spazi interni, proprio sotto le camere, dormire diventa impossibile. Anche chiudere finestre e scuri non basta».
I residenti richiamano inoltre una rilevazione Arpav effettuata il 16 gennaio che, secondo la documentazione in loro possesso, avrebbe accertato un superamento dei limiti di rumore. A questa sarebbe seguito un provvedimento che, riferiscono, vieterebbe la diffusione musicale fino all’esecuzione e alla verifica degli interventi necessari. «Eppure continuiamo a sentire musica fino a notte inoltrata».
Gli abitanti parlano di una situazione che si trascinerebbe da oltre un anno e lamentano l’inefficacia delle richieste d’intervento. «Quando chiamiamo la polizia locale spesso ci viene spiegato che ci sono altre priorità. E quando arrivano le pattuglie, basta abbassare la musica e poco dopo tutto può ricominciare. Sembra un continuo gioco del gatto con il topo».
Da qui la richiesta di controlli più efficaci e di una valutazione complessiva delle attività notturne nel quartiere. Tra le ipotesi avanzate dai residenti c’è anche quella di anticipare alle 23 la chiusura dell’esercizio.
«Non siamo contro i locali né contro una città viva. Molti di noi hanno vissuto e frequentato il centro anche di notte. Ma una cosa è divertirsi, un’altra è trasformare aree circondate da abitazioni in luoghi dove musica e urla impediscono sistematicamente il riposo. Chiediamo che le regole vengano fatte rispettare e che il diritto al riposo abbia lo stesso peso delle esigenze delle attività economiche». Una richiesta che gli abitanti vogliono portare avanti: «Ci siamo rivolti anche a un avvocato e continueremo a muoverci nelle sedi opportune finché non verrà trovata una soluzione».
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