Padova, il centrodestra vuole vincere: «Vannacci? Va coinvolto»
Lega, FdI, FI e civici verso le comunali, la richiesta: «Futuro nazionale chiarisca la sua linea». Il meloniano Cavatton: «Vannacci ha un consenso consistente e intercetta una parte di elettorato che aveva bisogno di una nuova rappresentatività»

Un bel quadretto di famiglia. Sorrisi (di facciata), strette di mano e soprattutto una parola d’ordine: vincere. Quasi tutta l’opposizione di centrodestra si ritrova a Palazzo Moroni per fare quadrato attorno al vicepresidente del consiglio comunale Ubaldo Lonardi, finito nel mirino di una querela del sindaco Sergio Giordani (ne scriviamo sotto). Ma l’occasione è ghiotta anche per mandare un messaggio in vista delle prossime comunali: il centrodestra vuole presentarsi compatto. O almeno provarci.
E nel perimetro della coalizione c’è già un convitato di pietra, il movimento futurista di Roberto Vannacci. Che, secondo il meloniano Matteo Cavatton, «ha un consenso consistente e intercetta una parte di elettorato che aveva bisogno di una nuova rappresentatività». Tradotto: «Va coinvolto». Ma senza assegni in bianco. «Come tutte le cose si fanno in due: non accettiamo qualsiasi condizione pur di avere qualche voto in più», mette in chiaro il capogruppo di Fratelli d’Italia.
Più fredda, invece, la leghista Eleonora Mosco. «Prima devono chiarirsi le idee a livello nazionale. Attualmente fanno da stampella al centrosinistra», taglia corto. Il problema, insomma, è capire da quale parte del campo giochi il movimento del generalissimo, già numero due del Carroccio. Anche perché i suoi colonnelli padovani hanno già rivendicato un ruolo da ago della bilancia: «Senza di noi il centrodestra non vince».
Marcato o no?
Poi c’è il nome che dovrebbe guidare la truppa. Roberto Marcato, per la Lega, è già il candidato. «È il nostro nome, ha trascorso l’estate qui, incontrando tante persone», spiega Mosco. Ma il via libera degli alleati resta indispensabile: «Aspettiamo la valutazione della coalizione, perché l’unità del centrodestra viene prima di tutto».
Marcato, del resto, non sembra intenzionato ad aspettare in eterno. Sin dalla prima intervista al Mattino, si è dato come termine ultimo settembre per ottenere l’ok degli alleati. E la consigliera leghista è d’accordo: «Una campagna elettorale su Padova richiede tempo e organizzazione, per cui settembre è il momento giusto per decidere».
Anche da FdI il nome non viene certo bocciato. Anzi. «Il mio appoggio a Marcato è fuori discussione», conferma Cavatton, «ma sarà lui solo se rappresenta la sintesi dei partiti che compongono la coalizione e anche di chi si riconosce nel centrodestra e deve essere necessariamente coinvolto».
Insomma, Marcato sì, ma soltanto se riesce a diventare il candidato di tutti. Una cosa, però, è certa: «Non faremo una candidatura per perdere. Abbiamo tutta l’intenzione di vincere». La domanda sorge spontanea: nel 2022 non è stato così? Ma questa, ormai, è acqua passata.
Dal gruppo misto Manuel Bianzale sposta invece il fuoco sul civismo, come tessera fondamentale del mosaico: «Le elezioni si vincono con una forza civica determinata e determinante. Si vince se il mondo civico è considerato, coinvolto e valorizzato». E ancora: «Marcato? Una persona di grande spessore politico e amministrativo, ma va costruito insieme un percorso identitario della città».
Chi si ricandida?
Poi vengono i destini personali. Quasi tutti, salvo sorprese, sembrano intenzionati a ripresentarsi. Lonardi, a esempio, aveva immaginato una stagione diversa: «Pensavo di potermi dedicare ai nipoti a tempo pieno. Poi è arrivata la querela del sindaco. Ora mi sento obbligato a tentare un altro giro».
Tra i Fratelli regna l’amore (sic). I diretti interessati siedono distanti e non nascondono le differenze. Elena Cappellini sente il bisogno di mettere le cose in chiaro: «La cittadinanza mi chiede di non mollare». E, nonostante le indiscrezioni che la volevano in partenza verso il movimento di Vannacci, ribadisce: «Sono di Fratelli d’Italia». Di più: «Rappresento il partito da più tempo dei miei colleghi. Do fastidio a qualcuno ma non ai cittadini che mi chiedono di portare le istanze in aula». Intanto Enrico Turrin scuote la testa e guarda in alto. Una fotografia, forse, dice più di molte dichiarazioni.
Eccolo, il centrodestra di Palazzo Moroni, a una manciata di mesi dall’appuntamento con le urne.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








