Siav, la rivoluzione digitale guidata dalla famiglia Voltan
Fondata da Alfieri Voltan nel 1989 e guidata dal figlio Nicola dal 2013. L’azienda padovana è cresciuta nel tempo arrivando quotarsi a PiazzaAffari, lunedì 19 al Pedrocchi sarà tra le realtà premiate all’evento del Mattino

Siav nasce 37 anni fa cavalcando l’onda della rivoluzione digitale. «Nel 1989 le aziende avevano ancora armadi pieni di documenti», racconta Nicola Voltan, amministratore delegato della società e figlio del fondatore Alfieri.
«Noi abbiamo iniziato a digitalizzarli utilizzando i cosidetti jukebox di dischi: sistemi che permettevano di archiviare e recuperare le immagini dei documenti». Poi una domanda segnerà un punto di svolta per l’azienda: perché limitarsi ad archiviarli digitalmente e non farli circolare direttamente in formato elettronico all’interno delle organizzazioni? Siav inizia così a introdurre questa tecnologia, che cambierà l’organizzazione delle aziende per sempre.
Nell’anno della sua fondazione Siav era «un ufficio con due persone e tante idee», sottolinea Federica Voltan, sorella di Nicola e marketing communication manager. Oggi, l’azienda impiega 350 persone, appartenenti a generazioni e mondi molto diversi. Una delle sfide per mantenere l’identità di azienda familiare è proprio quella: «Riuscire a far convivere linguaggi e sensibilità differenti e creare un senso di appartenenza comune», spiega Federica.
La seconda generazione
I due fratelli hanno visto l’azienda crescere sempre dal suo interno. Federica è entrata a soli 18 anni, Nicola a 22, giusto un anno più tardi rispetto a quello della sua fondazione. «Io, a differenza di mio padre, non ho mai avuto un'idea chiara di cosa avrei fatto da grande», racconta Nicola. «Infatti ho fatto studi che non avevano niente a che vedere con l'informatica».
Entrare nell’azienda del padre non è stato qualcosa di preventivato, per nessuno dei due. «È qualcosa in cui ti ritrovi», spiega Federica, «anche perché inevitabilmente c'è una spinta da parte del fondatore».
Federica Voltan ha iniziato il suo percorso occupandosi della digitalizzazione dei documenti, Nicola prima dello sviluppo software, poi il commerciale e successivamente della gestione della dematerializzazione cartacea.
- Il programma e le iscrizioni gratuite, clicca qui
La squadra di manager
Nel 1997 Siav diventa Siav Group: aprono le filiali di Firenze, Milano, Roma e vengono fondate le controllate Siav Sistemi, Siav Suisse, Siav Servizi e Siav Service. Un’ulteriore spinta alla crescita arriva nel 2001, anno in cui Siav diventa Spa. «A un certo punto mio padre ha capito che, per continuare a crescere, aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse». Inizia quindi la ricerca di un manager esterno, e l’azienda passa dall’essere una piccola realtà padronale a una guidata da una squadra di manager.
È in quegli anni che Siav sposta anche la sede, trasferendosi a Rubano, dov’è tuttora. «In quel periodo mi è stato affidato il compito di creare la funzione delle risorse umane, che fino a quel momento sostanzialmente non esisteva», ricorda Nicola.
Nel 2008 l’azienda ottiene un cliente decisamente importante: la Banca d’Italia. Riesce infatti ad aggiudicarsi un progetto per il Sistema di Gestione Documentale e Corrispondenza per la Banca, vincendo contro 18 competitors. Questo momento segna l’inizio di importanti progetti di digitalizzazione della PA, con Consob, Oam, Istat, Ice.
Il cambio alla guida
Cinque anni più tardi, Nicola Voltan diventa amministratore delegato. «Gestire il passaggio generazionale è molto complicato», racconta. «Da una parte c'è la volontà del fondatore di trasmettere l'azienda alla famiglia, dall'altra ci sono le capacità e la volontà dei figli». Nel caso di Nicola, la proposta arriva dopo la conclusione dell’Mba, ovvero il master in gestione aziendale. «Quando mi sono iscritto non avevo in mente di diventare amministratore delegato. Poi però», spiega, «è arrivata questa proposta e ho accettato». Nicola Voltan, tuttavia, si trova a gestire l’azienda nel momento peggiore: «Erano gli anni della crisi economica, tra il 2010 e il 2012, e le difficoltà erano diffuse. Abbiamo dovuto fare ricorso alla cassa integrazione e ridotto sensibilmente il personale».
Da allora, però, Siav è cambiata tantissimo. Nel 2014 diventa Microsoft Golden Partner, nel 2020 inizia lo sviluppo della nuova piattaforma software Connect, e nel 2021 diventa Società Benefit, ufficializzando l’impegno a operare in modo responsabile e sostenibile nei confronti delle persone e dell’ambiente. Un valore che è nel Dna dell’azienda fin dalla sua fondazione. «Per mio papà, Siav era come una famiglia», racconta Nicola. «Sono le persone che producono e fanno funzionare la nostra azienda. E non basta prendere qualcuno, attaccare uno spinotto e aspettarsi che funzioni. Bisogna investire sulle competenze, sulle relazioni e sull'ambiente di lavoro».
Debutto a Piazza Affari
Nel 2022 arriva l’anno della quotazione in Borsa. «A questo passaggio in realtà ci eravamo preparati molto prima, introducendo sistemi di controllo di gestione, procedure e una struttura manageriale articolata», sottolinea l’ad. «Era un passaggio necessario anche per accompagnare l'evoluzione della nostra clientela». Infatti, Siav con il tempo ha iniziato a seguire clienti sempre più grandi e importanti. Per fare il salto, era necessario diventare un’organizzazione capace di garantire affidabilità e solidità. La quotazione, poi, dà un’ulteriore accelerata ai conti: «Eravamo un'azienda che fatturava circa 10 milioni di euro. L'anno scorso abbiamo raggiunto i 35 milioni».
In tutti questi anni, Siav si è resa protagonista di una crescita notevole, sfruttando anche quello che, secondo Nicola Voltan, è il vero punto di forza di un’impresa familiare: l’orizzonte temporale più ampio. «Un'impresa familiare può permettersi di guardare più lontano, senza essere necessariamente concentrata sul risultato immediato o sulla prospettiva di una vendita», sottolinea.
Per quanto riguarda il futuro, Federica e Nicola sono allineati: è giusto che le imprese vengano gestite dalle persone migliori, a prescindere dalla parentela. «È possibile che una famiglia continui a rimanere, a dare un suo impulso, a dare una sua visione», chiarisce Nicola, «ma se poi per continuare è opportuno avere anche una persona esterna di fiducia che la porti avanti, perché no?».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








