Listòn militarizzato, in piazza Casa Pound e il Pedro con la sinistra

Padova, le forze dell’ordine hanno evitato i contatti tra gli attivisti delle opposte fazioni: da una parte il presidio di Remigrazione e riconquista, dall’altra la mobilitazione antifascista

Edoardo Fioretto, Flavio Centamore

 

La distanza tra le due piazze era minima. La tensione, per tutta la serata, è rimasta sospesa nell’aria senza trasformarsi in scontro. Padova ha vissuto una doppia manifestazione nel cuore del centro storico: da una parte il presidio di Remigrazione e riconquista, il comitato nato dell’estrema destra; dall’altra la mobilitazione antifascista promossa dal centro sociale Pedro, con sindacati, associazioni e partiti della sinistra cittadina.

Due iniziative contrapposte, separate da poche centinaia di metri e da un imponente dispositivo di ordine pubblico. Alla fine, a parte uno scambio di forza tra militanti di destra e la polizia in via Santa Lucia, la violenza tanto temuta non si è manifestata.

Il ritrovo

Il primo raduno è stato quello antifascista. Già alle 19.30 in piazza dei Signori si erano raccolte oltre cinquecento persone. Nel Liston, tra passanti e clienti dei locali, non sono mancati sguardi sorpresi per la presenza massiccia di agenti, mezzi e reparti schierati a presidio degli accessi. Dai primi interventi, il cso Pedro ha ribadito il no alla «retorica razzista del programma Remigrazione» e alla presenza dell’estrema destra in città. In piazza sventolavano bandiere dell’area antagonista, ma anche dell’associazionismo e della politica.

Poco dopo, alle 20, in piazza Cavour sono arrivati circa duecento manifestanti dell’estrema destra, accompagnati e contenuti dalle forze dell’ordine. L’area era stata transennata e l’accesso limitato. Il comitato Remigrazione e riconquista, promosso da CasaPound, Rete dei patrioti, Vfs e Brescia ai bresciani, aveva annunciato la presentazione della proposta di legge sulla remigrazione, tema che negli ultimi mesi ha alimentato il dibattito politico nazionale.

Tra i presenti – arrivati in piazza sotto scorta della polizia – anche il portavoce nazionale di CasaPound Luca Marsella, sebbene a causa della chiusura della piazza da parte del Reparto mobile per via del clima di tensione non è stato possibile ascoltarne l’intervento.

Il corteo

Il momento più delicato è arrivato quando il corteo antifascista – autorizzato dalla Questura – ha lasciato piazza dei Signori per muoversi verso via Dante. Secondo il percorso concordato con la questura, avrebbe dovuto raggiungere piazza Garibaldi e trasformarsi in presidio statico.

Tra gli interventi quello di Francesco Sartori del centro sociale Pedro. «Quella della Remigrazione è semplicemente una piattaforma che ricicla parole d’ordine dell’estrema destra, di chi ha sempre fatto dell’odio verso il diverso la propria cifra politica», ha detto, «la risposta di Padova è trasversale e coinvolge associazioni, sindacati, gruppi politici e realtà sociali molto diverse tra loro. Con queste persone non c’è una normale dialettica politica, perché quando viene concessa agibilità a idee di questo tipo ciascuno di noi perde un pezzo della propria libertà». Sulla stessa linea anche Luca Lendaro di Potere al Popolo, intervenuto durante la manifestazione antifascista. «Oggi parlare di remigrazione significa parlare di deportazione», ha dichiarato.

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Pressione crescente

Intanto in piazza Cavour i manifestanti dell’estrema destra hanno iniziato a premere sul cordone delle forze dell’ordine per provare a partire a loro volta in corteo. Di fronte all’autoidrante della polizia in piazzetta Pedrocchi diversi cittadini hanno intanto intonato Bella Ciao, alimentando ulteriormente la pressione. La piazza è stata completamente interdetta ai civili, mentre dai megafoni partivano slogan e interventi sulla campagna per la remigrazione.

Per alcuni minuti i due fronti si sono trovati a una distanza molto ridotta. Il corteo del Pedro, arrivato verso via Santa Lucia (dov’erano schierate delle grate per evitare contatti tra le due manifestazioni, ha poi imboccato via Breda e proseguito fino a piazza dei Frutti, dove sono ripresi gli interventi degli attivisti. La scelta di deviare e mantenere separati i flussi ha evitato il contatto diretto. In quei frangenti il lavoro della questura è stato soprattutto di contenimento: impedire che le due piazze si cercassero, mantenere liberi i varchi, accompagnare gli spostamenti e spegnere ogni possibile innesco.

La tensione in piazza Cavour è rientrata anche dopo l’intervento della Digos. Sul campo per tutta la serata era presente anche il questore Marco Odorisio, che ha coordinato le operazioni. I tricolori sono stati messi da parte così come gli slogan della campagna, gli interventi agli altoparlanti della galassia di estrema destra sono terminati e il presidio ha iniziato a svuotarsi.

Alle 21.30 il gruppo è stato scortato fuori dal Liston da un ampio dispiegamento di forze dell’ordine, arrivando in piazza Salvemini. Al loro passaggio si sono alzati alcuni gridi antifascisti, e qualche contatto con la polizia è avvenuto in via Santa Lucia con qualche manganellata. Diversi guizzi dei militanti di destra verso alcuni contestatori, contenuti dalle forze dell’ordine.

La serata si è quindi conclusa senza scontri. Da una parte il tentativo dell’estrema destra di portare anche a Padova la campagna sulla remigrazione; dall’altra, la risposta di una rete antifascista ampia, che ha occupato il centro per contestarne la presenza.

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