Addio all’architetto Adriano Verdi, trasformò il centro storico di Padova: è morto a 83 anni

Architetto e fondatore del Comitato Mura: firmò la nuova pavimentazione del centro storico di Padova e dedicò la vita alla valorizzazione delle mura rinascimentali e del patrimonio urbano

Adriano Verdi
Adriano Verdi

Ci sono professionisti che lasciano edifici. E ce ne sono altri che lasciano un modo nuovo di guardare una città. Adriano Verdi apparteneva a questa seconda categoria. Architetto, studioso, divulgatore, fondatore e più volte presidente del Comitato Mura, è morto ieri mattina a 83 anni lasciando un’impronta profonda nel volto e nella coscienza civile di Padova. La sua eredità non è soltanto fatta di restauri, progetti e pubblicazioni, ma soprattutto di un’idea di città: una comunità che riconosce il valore della propria storia e la rende parte del presente.

La nuova pavimentazione

Per molti padovani il suo nome resterà indissolubilmente legato alla grande trasformazione del centro storico. Era il 1983 quando, approfittando della chiusura delle strade per il rifacimento della rete fognaria, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Settimo Gottardo colse l’occasione per sperimentare una vasta isola pedonale. Ad Adriano Verdi e ad Adriano Cornoldi fu affidato il progetto della nuova pavimentazione. Avrebbero potuto limitarsi a disegnare un elegante spazio urbano.

Scelsero invece un’altra strada: trasformare il selciato in una pagina di storia.

Le linee di pietra

Quelle linee di pietra chiara che ancora oggi attraversano il Liston e le piazze del centro, indicando il sedime di edifici demoliti e di strade scomparse, rappresentano una delle intuizioni urbanistiche più originali realizzate in Italia negli ultimi decenni. Un’opera che ha restituito memoria alla città senza ricostruire nulla, ma semplicemente rendendo visibile ciò che il tempo aveva cancellato. Ancora oggi migliaia di persone camminano sopra quei segni senza sapere che dietro c’è l’idea di un architetto convinto che la storia dovesse dialogare quotidianamente con chi vive la città.

«Quelle liste bianche mi hanno rivelato una città che non conoscevo», ha scritto lo storico Ugo Fadini, ricordando come proprio quell’intervento lo abbia spinto a studiare Padova. È forse il riconoscimento più significativo per un progettista: aver acceso curiosità e conoscenza nelle generazioni successive.

Le mura rinascimentali

Ma se la pavimentazione del centro è l’opera più visibile, il grande amore di Verdi erano le mura rinascimentali. Quando ancora il sistema bastionato veneziano era considerato poco più di un ingombrante residuo del passato, lui ne intuì il valore storico, paesaggistico e urbanistico. Nel 1987 curò “Le mura ritrovate”, volume destinato a diventare il manifesto della riscoperta della cinta muraria padovana e punto di riferimento per studiosi e cittadini. Da quel lavoro nacque una stagione di studi, mostre, visite guidate e iniziative che avrebbe portato alla crescita del Comitato Mura, associazione della quale Verdi fu tra i fondatori e che guidò in due diversi periodi della sua storia.

Per decenni è stato l’anima culturale dell’associazione. Conferenze, percorsi didattici, pubblicazioni, studi sul sistema bastionato, progetti per il Parco delle Mura: dietro gran parte delle attività del Comitato c’era il suo lavoro paziente, rigoroso e generoso. La sua convinzione era semplice ma rivoluzionaria: le mura non erano un monumento isolato da restaurare episodicamente, bensì un sistema unitario capace di diventare motore della rigenerazione urbana e grande parco storico della città. Un’intuizione che guida molti dei progetti di valorizzazione.

Progetti e pubblicazioni

La sua attività professionale è stata altrettanto intensa. Titolare dello studio di via San Biagio, ha progettato e diretto interventi di conservazione, restauro e riqualificazione di edifici storici e spazi urbani, coordinando numerosi lavori nel centro di Padova. Nel 1978 vinse il concorso nazionale per la nuova sede municipale di Jesolo e nel 2005 ricevette il premio regionale “Luigi Piccinato” per il recupero dello Jutificio di Piazzola sul Brenta, altro esempio della sua capacità di coniugare tutela del patrimonio e nuovi usi contemporanei. Tra le sue pubblicazioni figurano anche “Soluzioni di arredo urbano a Padova”, “Le mura di Padova” e, più recentemente, “Padova sotterranea”.

Le testimonianze di queste ore raccontano soprattutto l’uomo. «Una persona splendida e generosissima», dice il presidente del Comitato Mura Fabio Bordignon. «Dietro tutto quello che ha prodotto il Comitato c’era sempre lui». Elio Armano ricorda un architetto “con la A maiuscola”, sempre presente, anche negli ultimi anni, quando la salute non era più quella di un tempo. Bastava una bicicletta, un sopralluogo sotto la pioggia o una riunione per discutere del futuro delle mura o del parco della Prandina: Verdi non si tirava mai indietro se si trattava di difendere la qualità della città.

Anche chi ha lavorato con lui ne sottolinea la rara capacità di condividere il sapere. Non custodiva gelosamente le proprie conoscenze, ma le metteva a disposizione di tutti. Incoraggiava i giovani studiosi, valorizzava le intuizioni altrui, ringraziava chi contribuiva ad arricchire la ricerca.

Un atteggiamento non scontato nel mondo delle professioni e dell’accademia.

Padova perde così uno dei suoi interpreti più autorevoli. Un architetto che ha progettato spazi, ma soprattutto ha insegnato a leggere la città come un testo fatto di stratificazioni, tracce e memorie. Se oggi i padovani passeggiano nel centro storico seguendo il profilo delle antiche case scomparse o percorrono le mura riconoscendole come parte della propria identità, è anche merito suo. La sua lezione rimane incisa nella pietra delle piazze e nei bastioni che per tutta la vita ha difeso. Un’eredità silenziosa, ma destinata ad accompagnare ancora a lungo il cammino della città.

 

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