A Padova nasce la scuola Tina Anselmi: «Una cura per il disagio giovanile»
Il crescente disagio tra isolamento e social spinge a nuove risposte sociali: «Vogliamo ascoltare gli studenti e costruire un legame tra ragazzi e comunità»

Il disagio giovanile è oggi una ferita aperta nelle nostre comunità. Lo dimostrano i casi sempre più frequenti di isolamento, autolesionismo e, nei casi più estremi, suicidio, come quello che nei giorni scorsi ha profondamente scosso la città patavina. Dietro questi episodi si nasconde una fragilità diffusa, spesso silenziosa, che attraversa una generazione sospesa tra la vita reale, la pressione dei social e aspettative sempre più alte da parte di famiglia e società.
È in questo scenario che si inserisce la nascita della Scuola di cittadinanza e democrazia “Tina Anselmi”, presentata ieri a Palazzo Moroni. Un progetto che non si limita a custodire la memoria di una figura centrale della Repubblica, ma mira a trasformarla in un’eredità attiva, capace di parlare ai giovani di oggi. A sottolinearlo è Valentina Magrìn, nipote di Tina Anselmi e presidente dell’associazione a lei dedicata: «Non dobbiamo fermarci a santificare la sua figura, lei non l’avrebbe voluto. Dobbiamo trasmettere i suoi valori ai giovani».
E ancora, citando le parole della stessa Anselmi: «Nessuna vittoria è irreversibile. Dobbiamo ogni giorno prenderci la nostra parte di responsabilità». Il punto di partenza resta il malessere dei ragazzi. «I giovani vivono in realtà diverse: quella reale, quella dei social e quella delle aspettative esterne.
Questa discrepanza viene vissuta in modo molto doloroso», ha spiegato Angela Montemurro, commissaria regionale alle Pari Opportunità. Un disagio che può tradursi in isolamento, autolesionismo o reazioni violente e che richiede risposte nuove. La Scuola Anselmi nasce proprio con questo obiettivo: sarà una scuola itinerante, rivolta ai ragazzi dai 14 ai 18 anni, che non aspetterà gli studenti tra i banchi ma entrerà direttamente negli istituti.
«Non sarà una scuola tradizionale, ma un gruppo di persone che va nelle scuole per ascoltare i ragazzi e offrire uno sguardo diverso», è stato spiegato durante l’incontro. Il progetto coinvolge una rete ampia di competenze: dall’Università di Padova, con il Centro Giorgio Lago, a Enaip Veneto, che metterà a disposizione 18 sedi e oltre 4.000 studenti per una fase sperimentale. L’obiettivo è lavorare soprattutto nei contesti più fragili, senza limitarsi alle criticità ma valorizzando capacità e talenti. Previsti anche percorsi di formazione per docenti e formatori, per costruire un lavoro condiviso e continuativo con il mondo della scuola. Una sfida ambiziosa che punta a rafforzare il rapporto tra giovani, comunità e istituzioni. In un contesto segnato da episodi sempre più frequenti di disagio, l’iniziativa prova a offrire uno strumento in più. Non una soluzione immediata, ma un intervento strutturato che punta sull’ascolto e sulla presenza nei luoghi in cui i ragazzi vivono ogni giorno.
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