Padova Pride, il vescovo sui cartelli “Dio è queer”: «Sono in imbarazzo»
La risposta dei giovani cattolici Lgbt+: «Non volevamo offendere, Cipolla è un padre»

«Sono in imbarazzo». L’ha confidato il vescovo Antonio Cipolla martedì mattina, a margine della Festa per gli ottant’anni della Repubblica in piazza dei Frutti, con i suoi modi sempre gentili.
Il riferimento è alla polemica rovente sui cartelli esposti qualche giorno fa davanti al Duomo dalle ragazze e dai ragazzi cattolici Lgbtqia+ che fanno parte dell’associazione Il Mandorlo. Scritte come «Eccoci in frocessione», «Sono una cattolella felice», «Le cattofroce sono qui». E, soprattutto, «Dio è queer tra noi». Il tutto è stato immortalato in una fotografia diffusa in un post sui canali social. Apriti cielo.
«L’immagine con i cartelli esposti mi ha fatto sentire molto in imbarazzo» ha spiegato Cipolla, «però vediamo, aspettiamo. È importante che ci sia sempre rispetto per tutti quelli che hanno pensieri diversi» ha sottolineato.
Pazienza, quindi, e ascolto. «Un vescovo è all’apice di una istituzione grande, che comprende tutto il popolo cristiano composto da persone che la pensano in modo diverso» ha continuato. «Non vorrei essere trascinato né da una parte, né dall’altra».
Il disagio, il turbamento e forse anche un po’ la vergogna del Vescovo derivano dal fatto che conosce bene questi ragazzi. Fanno infatti parte di un gruppo riconosciuto dalla Chiesa padovana. Sicuramente Cipolla non se l’aspettava. «Sì, io questi ragazzi li conosco personalmente ed è questo il punto» ha affermato, «dobbiamo in ogni caso continuare a voler bene ai nostri figli, e questo è il mio atteggiamento».
Il gruppo poche settimane fa aveva promosso una veglia di preghiera nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo, a Montà, per il superamento dell’omolesbotransbifobia e di tutte le discriminazioni alla quale aveva partecipato per la prima volta anche il vescovo. «Ho voluto esserci proprio perché conosco le famiglie di questi giovani. Nonostante l’accaduto mi sembra giusto continuare ad essere attenti e rispettosi nei loro confronti, dialoganti, accoglienti. Spero tanto che lo possano essere anche loro».
Pronta la risposta dei giovani cattolici Lgbt+: «Non volevamo assolutamente offendere il Vescovo» spiegano, «Cipolla è una persona saggia, ha un “cuore che ascolta”, si direbbe nella Bibbia. Sa che lo consideriamo un padre e un fratello nella fede. Gli siamo grati e grate per aver celebrato con noi la Veglia contro l’omobitransfobia quest’anno». «Per quello che lo conosciamo» sottolineano «pensiamo che non sia in imbarazzo perché noi esistiamo e viviamo la nostra fede e la nostra identità Lgbt+ con gioia. È in imbarazzo perché tanti e tante sembrano sempre cercare lo scontro e lo scandalo».
Per questo i giovani si sono sentiti e sentite sereni nello scrivere quei cartelloni: «Abbiamo scritto “Siamo in frocessione” per prendere in giro chi ci insulta» spiegano. «Abbiamo scelto la parola queer, dall’inglese “strano”, per creare un gioco di parole partendo dall’assonanza con l’italiano “qui”: Dio è qui, è l’Emmanuele che cammina con noi. Non è lo stereotipo del vecchio con la barba bianca (nella Bibbia è al di là dell’umano e quindi anche al di là del genere)».
«Abbiamo anche un cartello con una citazione di Lady Gaga che dice: “I’m beautiful in my way, cause God makes no mistake”. È un modo per insultare Dio e la Chiesa? Certo che no, sono modi per dire che noi amiamo noi stessi e noi stesse, amiamo Dio, amiamo la Chiesa… e magari amiamo pure Lady Gaga! ».
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