Si chiude il Ramadan, a Padova grande festa al parco Raciti

Il 20 marzo raduni anche allo stadio Colbachini e nei vari piccoli luoghi di preghiera in città: «Serve una grande moschea dove potersi ritrovare» dice il medico El Maoued

Felice Paduano
Festa di fine Ramadan al parco Raciti a Padova
Festa di fine Ramadan al parco Raciti a Padova

In città e in provincia i musulmani praticanti sono ventimila. La maggioranza abita all’Arcella. In base all’avvistamento della luna, avvenuto ieri sera, la festa collettiva che celebra la fine del Ramadan, iniziato il 18 febbraio, si terrà domani mattina, 20 marzo, dalle prime luci del giorno fino alle 10-10. 30.

Una festa per celebrare la fine del digiuno e della purificazione spirituale interiore: niente acqua, né cibo, né alcun atto contrario all’etica dell’islam dall’alba al tramonto.

Con la massima disponibilità dell’amministrazione sono già stati stabiliti i luoghi dove i fedeli islamici andranno a festeggiare quello che chiamano l’Eid Al-Fitr.

I raduni principali avverranno al Parco Raciti, ai confini tra Chiesanuova e Sarmeola, dove sarà presente anche l’assessore Diego Bonavina, e allo stadio Colbachini-Palazzetto dello Sport Antenore, in piazza Azzurri d’Italia, all’Arcella, facilmente raggiungibile in tram, scendendo alla fermata Palasport.

Saranno numerosi i musulmani – in tanti casi famiglie con bambini al seguito – ad andare a festeggiare anche nelle piccole moschee di via Jacopo da Montagnana, in Prima Arcella, frequentate, in genere, da bengalesi, pakistani e cingalesi, e a quelle di Ponte di Brenta (nei pressi dell’Ippodromo Breda), di Via Turazza, alla Stanga ed in via Tre Venezie, nell’area dell’ex Mappaluna.

Sono tante le singole anime del variegato mondo musulmano in città e provincia. C’è quella araba con migliaia di marocchini, tunisini e pochi algerini, quella medio-orientale, attualmente coinvolta nel conflitto tra l’Iran, Usa e Israele; quella dell’Africa, che comprende soprattutto senegalesi e gli altri popoli che vivono nell’area equatoriale e nel Corno d’Africa.

«Quest’anno la festa è sottotono a causa della guerra in corso in Medio Oriente» osserva Salim El Maoued, il medico palestinese cresciuto in Libano laureatosi a Padova con studio nella Casa di Cura all’Arcella».

Tuttavia, da quando la religione islamica ha messo radici anche nel Veneto, la fine del Ramadan «è un’occasione preziosa per chiedere alle istituzioni competenti la costruzione di un’unica e grande moschea dove andare a pregare tutti insieme – conclude El Maoued – Non è giusto utilizzare piccoli e spesso angusti luoghi di preghiera, dove spesso scoppiano contenziosi a vario titolo con i residenti. Come mai è stato deciso di costruire una grande chiesa ortodossa e non anche una moschea maestosa per tutti noi che abitiamo in città o in provincia? ».

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