Tram Sir2 a Padova: ora si faccia squadra per arrivare al risultato

La visita dei consiglieri comunali negli stabilimenti Alstom dove nascono i convogli della futura Sir2 riapre il confronto sul ritardo accumulato, ma anche sull’obiettivo più ambizioso: trasformare la mobilità di Padova e darle una dimensione metropolitana

Claudio Malfitano
Il nuovo tram Sir2
Il nuovo tram Sir2

 

Reichshoffen, Duppigheim, Hangenbieten, Mommenheim. Sono terre di confine quelle alsaziane, simbolo della riconciliazione franco-tedesca dopo i disastri di due guerre mondiali. E una piccola riconciliazione l’ha prodotta anche la visita dei consiglieri comunali di maggioranza e opposizione agli stabilimenti della multinazionale francese Alstom (con subappalto alla spagnola Caf) dove si stanno realizzando i convogli per la futura linea Sir2 del tram.

Restano - ed è bene che sia così - le differenti valutazioni sulla gestione dell’appalto e del ritardo (di oltre un anno, abbiamo scoperto) che si è prodotto nella costruzione dei mezzi. Ma emerge la consapevolezza di un’opera che ha l’obiettivo non solo di cambiare la mobilità cittadina, ma anche di dare a Padova una dimensione metropolitana finora sconosciuta, che era stata immaginata con lungimiranza già nei primi anni 2000.

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Lo stabilimento Alstom in Alsazia

La sfida per l’attuale e per la futura amministrazione (e un po’ pure per l’opposizione) è appunto questa: rispettare i due anni di sacrifici dei padovani e dotare la città di un mezzo efficiente, puntuale, moderno e soprattutto rivoluzionario. In grado di convincere migliaia di persone che è più comodo muoversi con i mezzi pubblici, anziché girare ore in centro alla ricerca di un parcheggio.

Si è detto due anni di sacrifici perché la città è stata sottoposta a un calvario di cantieri, ingorghi, disagi, trasformazioni, finanche a una selva di brutti pali lungo i marciapiedi e fili che tagliano il cielo. Due anni pesanti che rischiano di produrre un’esasperazione che non è certo un buon viatico per il nuovo mezzo.

La sfida - che è quasi un obbligo - è quella di avviare il tram nei tempi previsti, senza ulteriori ritardi e a tappe forzate. E questo sia nella costruzione dei mezzi, battendo i pugni sul tavolo e pretendendo da Alstom il rispetto che merita una commessa plurimilionaria pagata con fondi Pnrr, sia nel completamento del percorso di collaudo della rete e test del servizio.

E ancora, contrariamente a quanto avvenuto in tutte le elezioni dal 1999 a oggi, togliere il tram dalle polemiche della campagna elettorale per farne il primo tassello di quel cambiamento che attende la città in un’epoca di guerre e crisi globali. Che la pace alsaziana sia di buon auspicio.

 

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