Padovana di 19 anni in Siria nelle fila dell’Is

La studentessa, originaria del Marocco, ha deciso di abbracciare il jihad. Percorso di radicalizzazione via internet: indagano i carabinieri del Ros

PADOVA. Di mattina andava a scuola come tutti i coetanei, ma i pomeriggi e molte serate li trascorreva connessa a Skype o rispondendo ai forum in internet. E dopo mesi di preparazione ha lasciato la famiglia ed è partita per la Siria. È andata a combattere. A soli 19 anni. È su una adolescente di Padova che si stanno concentrando le indagini del Ros di Padova e della Procura distrettuale di Venezia. La ragazza manca da casa da qualche giorno. Gli investigatori stanno indagando sul suo percorso di radicalizzazione e sulla sua presenza nelle milizie dell’Is.

Le fonti investigative stanno agendo nel più stretto riserbo perché il momento è cruciale. Si stanno attendendo gli esiti dei riscontri tecnici e tutte le autorizzazioni per le intercettazioni telefoniche e del traffico dati. Dopo il caso di Ismar Mesinovic, l’imbianchino di Longarone che ha lasciato casa per andare a combattere in Siria, gli investigatori del Veneto stanno conducendo accertamenti sul conto di un altro foreign fighter.

Le notizie che trapelano, per ora, sono pochissime. Si sa che la ragazza ha origini marocchine e che frequenta un istituto superiore nel padovano. Una ragazza come tante, inserita nel tessuto sociale, con un giro di amici e compagni di scuola. Ma evidentemente covava qualcosa dentro che pochi sono riusciti a capire. E chi l’ha fatto non sospettava una scelta di vita così radicale: abbandonare famiglia, scuola e città per andare a combattere il jihad.

Dunque l’intelligence padovana si trova ad avere a che fare con un nuovo caso che coinvolge la sicurezza nazionale. La recente indagine dei carabinieri del Ros di Padova ha dimostrato come Bilal Bosnic, l’imam errante che ha fatto proseliti a Nordest, abbia spinto alla conversione e al fanatismo Ismar Mesinovic, imbianchino bosniaco che viveva a Longarone. Quest’ultimo ha lasciato la moglie ed è andato in Siria passando dai Balcani e portando con sé il figlioletto di due anni. Ma ad Aleppo, mentre combatteva con l’esercito del Califfato, è stato ucciso nei primi giorni di gennaio 2014. Il figlio sarebbe stato affidato a due donne, anche loro bosniache, residenti in Siria. E gli inquirenti veneziani lo stanno ancora cercando per riconsegnarlo alla madre cubana che vive nel Bellunese. È tra Belluno, Treviso e Pordenone ma anche a Padova che ruotava il gruppo di bosniaci musulmani amici di Mesinovic, che gli avrebbero parlato del dovere di partecipare al jihad.

Lo scorso mese di maggio il ministro dell’Interno ha firmato due decreti di espulsione per motivi di prevenzione del terrorismo e i nomi sono scaturiti proprio dalle indagini degli investigatori veneti. I due espulsi sono Anass Abu Jaffar, 26 anni, marocchino, autore della pagina Facebook “La Scienza del Corano” (una delle più seguite dai fedeli dell’Islam in Italia con 22.600 seguaci) e Arslan Osmanoski, macedone residente ad Azzano Decimo (Pordenone), perché in contatto con il predicatore itinerante Bilal Bosnic.

cronaca@mattinopadova.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:terrorismo

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova