«Papà, non ti preoccupare mi farò fare una protesi»

A Cittadella il dolore della famiglia Nichele è “alleviato” dallo spirito del giovane Ha già lottato tre anni fa contro una malattia ed era reduce da un pellegrinaggio
Di Vera Manolli

CITTADELLA. «Sono un guerriero, papà: vedrai che mi farò fare una protesi e potrò fare quasi la vita di prima». È in lacrime papà Ferruccio, quando racconta le parole del figlio Mattia. Insieme alla moglie domenica si sono precipitati al capezzale del figlio, ricoverato ancora ieri in prognosi riservata all’ospedale di Castelfranco. «Mattia è un ragazzo coraggioso», dichiara il papà tra i singhiozzi, «Quando si è svegliato dopo l’operazione mi ha detto: “papà guarda, sono qui, questo è quello che conta”». Poi c’è stato un abbraccio forte al suo Mattia, che solo tre anni fa si era trovato a lottare con le unghie e con i denti contro una gravissima malattia. L’operaio all’epoca ce l’aveva fatta, era riuscito a sconfiggere quel dannato male e a riprendere a vivere normalmente. Appena qualche settimana fa la famiglia Nichele era stata in pellegrinaggio a Medjugorje. «Ecco che adesso ci ritroviamo davanti ad un’altra prova durissima», ammette Ferruccio Nichele, « Quante ancora dovremo superarne? Mattia è sempre stato un bravo ragazzo, allegro e divertente. Ha tantissimi amici che gli vogliono bene e che già vogliono andare a trovarlo in ospedale»

Mattia, 22 anni, non si perde d’animo: è abituato ad aggrapparsi alla vita. Ora dovrà avere la forza di affrontare le conseguenze di quella maledetta esplosione, che sarebbero potute essere ancor più devastanti. Mattia, metalmeccanico a Cittadella, era stato trasferito domenica sera dall’ospedale di Montebelluna al San Giacomo di Castelfranco. Sottoposto in serata ad un difficilissomo intervento chirurgico, i medici hanno tentato il possibile ma per la sua gamba sinistra non c’è stato niente da fare e gli è stata amputata. Domenica pomeriggio si trovava a casa di un amico a Pederobba, un collezionista di armi risalenti alla Prima e alla Seconda guerra mondiale. L’operaio ha iniziato ad armeggiare con il lanciagranate che all’improvviso è esploso dilaniandogli la gamba sinistra.

Non si dà pace papà Ferruccio: papà e mamma nella notte tra domenica e lunedì sono rimasti fuori dalla sala operatoria in apprensione per il loro Mattia. «È vero che mio figlio è appassionato di reperti bellici», ammette il papà, «ma non ha mai portato a casa una bomba o cose simili, si è sempre limitato a qualche fucile d’epoca, qualche baionetta o divise militari. È’ stato sempre attento e scrupoloso… Non so cosa sia successo domenica, ma l’unica cosa certa è che Mattia sta lottando di nuovo e cerca di dare a tutti noi il coraggio. Anche se in realtà so che nasconde un grande dolore dentro di sè».

«Il giorno di pasquetta c’erano tanti amici a casa nostra», racconta ancora Ferruccio Nichele, «Lui ha preso il trattore con il rimorchio e con alcuni coetanei hanno fatto il giro della campagna … Mattia è fatto così, è pieno di vita sa ridere e trovare il lato positivo in tutte le cose».

Ora però si guarda al futuro, a quel futuro che sicuramente avrà riservato ancora un lato buono per la vita di Mattia. «Sì, è un guerriero, e un guerriero non si ferma davanti a nulla», chiude il papà, «Infatti sta già pensando ad una protesi per la gamba perduta».

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova