Parco Colli, terzo commissariamento in dieci anni: è polemica

Manca il presidente, la gestione passa a Stefano Sisto. Dal territorio si leva una protesta trasversale di sindaci, ambientalisti e categorie: «Servono programmazione, stabilità e una visione per il futuro»

Giada Zandonà
Una manifestazione di protesta davanti alla sede del Parco Colli a Este
Una manifestazione di protesta davanti alla sede del Parco Colli a Este

«Davanti alla mancata nomina del presidente del Parco Colli viene da pensare che andrebbe commissariata la Regione stessa». È duro il commento dello storico ambientalista Gianni Sandon dopo la decisione di Palazzo Ferro Fini di affidare l’ente al commissario straordinario Stefano Sisto in seguito alla scadenza del mandato di Alessandro Frizzarin. Per il primo Parco regionale si tratta del terzo commissariamento nell’arco di un decennio. Una scelta che ha sollevato critiche trasversali tra amministratori, associazioni di categoria e ambientalisti.

I sindaci

Tra i primi a intervenire c’è il sindaco di Montegrotto Terme, Riccardo Mortandello: «La mancata nomina sembra inserirsi in una fase di evidente difficoltà interna al centrodestra regionale. Il commissario avrà inevitabilmente un ruolo di transizione, ma auspichiamo che questa fase si chiuda rapidamente con l’individuazione di una figura capace di rappresentare e tenere insieme le diverse sensibilità del territorio. Il nuovo presidente dovrà rilanciare il ruolo del Parco, rafforzando il dialogo in modo che sia percepito come una risorsa e non come un insieme di vincoli».

Sulla stessa linea il collega di Baone, Francesco Corso: «Prima ancora dei nomi, serve un programma che definisca la visione, le priorità e le criticità da affrontare. Governare senza una strategia definita è un limite che non possiamo più permetterci».

Le categorie

Preoccupazione arriva anche dai rappresentanti delle categorie agricole. Stefano Zambon, di Agri del Veneto, sottolinea come la situazione stia creando difficoltà al mondo agricolo: «L’immobilità dell’ente sta provocando danni agli agricoltori, a partire dalla sospensione della caccia ai cinghiali».

Per Luca Bisarello, presidente di Cia Padova, «le sfide da affrontare sono molte e serve al più presto una governance pienamente operativa».

Più severo il giudizio di Giorgio Zorzi di Confesercenti Veneto Centrale: «Il commissariamento è una scelta sbagliata e tutta politica. Se Alberto Stefani pensa di risolvere le divisioni interne alla sua maggioranza girando la testa dall’altra parte, sbaglia di grosso perché dovrebbe essere chiaro che un Parco ha come missione principale la tutela dell’ambiente e del paesaggio, non la difesa dei singoli interessi locali che alcuni sindaci continuano a perseguire».

Le associazioni

Critica anche Beatrice Andreose dell’associazione L’AltraEste: «C’erano tutte le condizioni per una rapida nomina del presidente. Invece assistiamo ancora una volta a logiche spartitorie di partito».

Le fa eco Michelina Rossi di Italia Nostra: «Si indebolisce il ruolo strategico che questi enti dovrebbero svolgere nella tutela e nella pianificazione del territorio». Tra le analisi più articolate c’è quella di Christianne Bergamin, rappresentante delle Associazioni Ambientaliste: «Il commissariamento è la conseguenza dei difetti strutturali della legge del 2018 che ha attribuito alla Regione la nomina del presidente. La guida del Parco non può diventare un continuo totonomi o una merce di scambio tra partiti. Senza una governance stabile, fondata su competenze e su una programmazione di lungo periodo, l’ente resta ingessato e incapace di affrontare le grandi sfide legate alla tutela del paesaggio e all’attuazione del Piano ambientale».

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