Park all’ex caserma Prandina, una buona idea
Nel dibattito sul futuro dell’ex caserma Prandina, interviene oggi il prof. Maurizio Mistri.
Girando per altri paesi europei ci si accorge di come questi paesi hanno affrontato la questione del traffico e dell’accesso alle aree centrali di città grandi e medie. Ciò che fa una certa impressione è il vedere come nelle aree centrali di queste città siano stati costruiti molti parcheggi, in gran parte sotterranei, al fine di rendere fruibili i servizi (professionali e commerciali) situati proprio nelle aree centrali di tali città. In genere si tratta di parcheggi il cui costo è pensato per rendere possibili permanenze sufficienti a fare degli acquisti oppure a condurre incontri professionali programmati.
Va da sé che una simile politica dell’accesso alle aree centrali è orientata a mantenere vive e pulsanti le aree urbane centrali altrimenti condannate ad una irreversibile desertificazione, a causa di una ineluttabile emigrazioni di attività varie verso aree esterne alle città. Recentemente ho avuto modo di visitare Lione e Nizza, la prima una vera metropoli, la seconda una grande città con caratteri metropolitani. In entrambe si trova un numero considerevole di parcheggi sotterranei situati nelle loro aree centrali oppure nelle immediate vicinanze di esse, ed altri se ne stanno costruendo.
Per questo ritengo, che l’idea lanciata da Ivo Rossi di creare un parcheggio nell’area della ex-caserma Prandina sia una buona idea e spiace vedere emergere posizioni contrarie ad essa. Un parcheggio nell’area Prandina non sarebbe un attrattore di traffico nel centro della città; al contrario fermerebbe alle porte dell’area centrale cittadina quel traffico che si ostina a voler raggiungere piazza Insurrezione, spesso con risultati disastrosi. C’è chi ritiene che l’alternativa sia quella di fare parcheggi scambiatori semmai situati in comuni della cintura. Tuttavia, tale soluzione non è gradita all’utente del centro cittadino che desidera effettuare acquisti oppure effettuare transazioni professionali.
A Bologna, ad esempio, hanno creato un parcheggio scambiatore in zona Fiera che rimane in larga misura inutilizzato. Ragionando su casi concreti si può comprendere la ragione del fallimento di parcheggi scambiatori posti a grande distanza dal centro urbano. Il costo del parcheggio scambiatore non è dato solo dal biglietto per la sosta ma anche dal costo del biglietto per l’autobus o dei biglietti per l’autobus, allorquando le persone trasportate sono più di una. Un ulteriore elemento di costo può essere dato dal tempo di attesa dell’autobus il quale potrebbe essere pieno. Occorre riflettere sulla perdita che il centro urbano ha subito in materia di locali per lo spettacolo e di ristoranti. Potremmo pensare a delle persone che desiderino andare a veder uno spettacolo, poniamo, al Teatro Verdi oppure che desiderino andare in un ristorante del centro, venendo da un’area periferica della città, poniamo Salboro. Mi pare difficile che tali persone trovino razionale andare verso le 20,30 in un parcheggio scambiatore posto, ad esempio, a Tencarola ed attendere un, improbabile, autobus.
Ancor più difficile è che tali persone verso le 23,30-24, alla fine dello spettacolo prendano una ancor più improbabile autobus per andare a Tencarola al fine di prendere la loro automobile onde raggiungere Salboro. Il risultato è che non vengono nel centro cittadino. Il parcheggio alla Prandina, tradurrebbe l’accesso al centro cittadino in una breve passeggiata, favorirendo un recupero della Padova serale e notturna, senza spingere la gente a cercare un impossibile posto di sosta in piazza Insurrezione.
Maurizio Mistri
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








