Per Elisa un’alluvione di voti: “Sto fra la gente”

PADOVA. Un caschetto biondo tra i detriti dell’alluvione, che condivide angosce e speranze della sua comunità al punto da suscitare un tributo collettivo. La pidiellina Elisa Venturini, 34 anni, sindaco uscente e rientrante di Casalserugo (il centro padovano di 8500 anime devastato dalle inondazioni del 2010) è stata plebiscitata dall’85,12% degli elettori. In tempi di antipolitica e di fuga dalle urne, se non è un r ecord poco ci manca.
Cinque anni fa lei vinse di misura, con il 41% dei consensi, poi l’alluvione l’ha catapultata in prima linea. A quanto sembra, il suo impegno è stato apprezzato.
«Dico subito che non mi aspettavo un consenso di queste proporzioni. C’è stato un coinvolgimento, anche emotivo, da parte di tanta gente e questo è il successo più bello. L’alluvione? Di fronte a calamità di questo genere o fai lo Schettino e scappi oppure resti al tuo posto e affronti le responsabilità. È stata un’esperienza che mi ha cambiata, anche dal punto di vista umano. Il contatto quotidiano con le persone impaurite, disperate, arrabbiate, la volontà di diventare il loro punto di riferimento, l’unica presenza istituzionale nell’emergenza. Per parlare, ascoltare, discutere, prendersi gli insulti, anche. Ma sempre in mezzo a loro. Non è stato facile, mi sono fatta i miei pianti, ho avuto momenti di rabbia e di frustrazione, però non ho ceduto».
Cosa le rimane di quei giorni?
«Ricordo l’impatto devastante su Casalserugo, 800 persone colpite, 200 attività produttive paralizzate, sembrava una situazione irreale, la fine di tutto. Mi sono gettata anima e corpo nei soccorsi, ho trasformato il municipio nella mia casa, ci passavo il giorno e la notte, dormendo su un divano. E poi il giorno di Natale, preceduto da un’altra piena che aveva gettato il paese nel panico. L’ho trascorso nell’ufficio della Protezione civile, ho pranzato da sola, mangiando quello che mi avevano portato da casa e rispondendo al telefono che squillava. Ecco, mi è costato farlo ma quel giorno c’erano i nostri volontari che pattugliavano gli argini anziché trascorrere le feste in famiglia. Non mi sembrava giusto andarmene e lasciarli soli».
In paese l’hanno soprannominata Lady Bulgari perché ha fatto il pieno di voti. Ma sa cosa sussurrano i suoi detrattori?
«Sì, dicono che per me l’alluvione è stata un trampolino vincente. Che modo meschino di ragionare: per tutti noi è stata una disgrazia, non un regalo. Non auguro a nessuno di sperimentarla».
Plebiscitata e felice, come ha trascorso il giorno dei ringraziamenti?
«Beh, ho incontrato tante persone che volevano congratularsi, alcune avevano le lacrime agli occhi. Mi hanno chiamata tanti colleghi sindaci per dirmi brava, te lo meriti. Devo rispondere ancora a un centinaio di messaggini e poi ci sono gli amici su Facebook... ».
Le parole che ha apprezzato di più?
«Se proprio devo scegliere, quelle degli elettori di sinistra che mi hanno detto: “Elisa, il tuo partito non ci piace ma tu meriti fiducia e ti votiamo”. L’hanno fatto in tanti ed è stata una gratificazione vera perché nel mio lavoro amministrativo non ho mai guardato al colore politico, per me i cittadini sono tutti sullo stesso piano e il compito del Comune è agire al loro servizio».
A proposito di Pdl, nel Padovano il suo partito se l’è cavata bene, nel resto del Veneto molto meno. Lei fa parte del coordinamento provinciale, qualche consiglio ai naviganti?
«Oddio, posso dire che la politica dev’essere ascolto, vicinanza e sostegno ai cittadini. Altrimenti non serve a nulla».
Com’è arrivata alla politica?
«Facevo volontariato nella Pro loco, mi hanno candidata al consiglio comunale, avevo 24 anni, sono stata la più votata. È cominciato tutto così».
Perdoni l’indiscrezione. Lei è una giovane donna single e attraente, mica vivrà in clausura barricata in municipio?
«Ma no, non esageriamo. Ho una mia vita sentimentale, degli spazi affettivi. Il tempo è quello che è ma tutto sta a organizzarsi (ride ndr)».
Vabbé, inizia il suo secondo mandato. L’hanno votata tutti o quasi. Bella responsabilità, mica si siederà sugli allori?
«Macché, non sono il tipo».
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