Per il senegalese non c’è posto in palestra ma per il suo amico italiano anche subito

Monselice. Il titolare: «Un terzo degli iscritti al circolo è straniero. Ma con l’aumento dei clienti di colore sono cresciuti anche i furti»
BELLUCO ph. Zangirolami Monselice (PD) 29.06.2018 Palestra Just Fit a Monselice di Rodolfo Boetto, Nella Foto: (da sinistra a destra) Diouf Karamba il ragazzo discriminato, Alberto Ruggin di "+Europa", Umberto il ragazzo che si è riuscito ad iscrivere poco dopo che Karamba fosse andato via senza potersi scrivere
BELLUCO ph. Zangirolami Monselice (PD) 29.06.2018 Palestra Just Fit a Monselice di Rodolfo Boetto, Nella Foto: (da sinistra a destra) Diouf Karamba il ragazzo discriminato, Alberto Ruggin di "+Europa", Umberto il ragazzo che si è riuscito ad iscrivere poco dopo che Karamba fosse andato via senza potersi scrivere

Monselice, non c'è posto in palestra per il senegalese

MONSELICE. Per Karamba, senegalese di 31 anni, il posto il palestra non c’è. Tutto pieno. Ma il posto c’è, dopo appena dieci minuti, per l’italiano Umberto. Che ha un anno in più dell’amico senegalese, ma ha soprattutto il colore della pelle diverso. «Non sono assolutamente razzista, ma ho avuto brutte esperienze con utenti di colore e quindi ora faccio selezione», non nasconde il gestore della palestra Just Fit di Strada Rovigana. Una politica aziendale e una forma di tutela, sotto certi punti di vista; una forte forma di discriminazione sotto molti altri.

BELLUCO ph. Zangirolami Monselice (PD) 29.06.2018 Palestra Just Fit a Monselice di Rodolfo Boetto, Nella Foto: (da sinistra a destra) Diouf Karamba il ragazzo discriminato, Alberto Ruggin di "+Europa", Umberto il ragazzo che si è riuscito ad iscrivere poco dopo che Karamba fosse andato via senza potersi scrivere
BELLUCO ph. Zangirolami Monselice (PD) 29.06.2018 Palestra Just Fit a Monselice di Rodolfo Boetto, Nella Foto: (da sinistra a destra) Diouf Karamba il ragazzo discriminato, Alberto Ruggin di "+Europa", Umberto il ragazzo che si è riuscito ad iscrivere poco dopo che Karamba fosse andato via senza potersi scrivere


A raccontare la spiacevole “selezione” è lo stesso Karamba Diouf, senegalese di 31 anni, arrivato anni fa in Italia e oggi operatore di una cooperativa impegnata nell’accoglienza. «Due settimane fa mio cugino è venuto a chiedere a questa palestra se c’era posto per lui. Gli è stato risposto che era tutto pieno. Lui parla effettivamente male l’italiano e quindi sono ritornato dopo qualche ora io. Stessa risposta; anzi, mi è stato chiaramente detto che per “noi” non c’è posto in palestra». Karamba si è quindi ripresentato l’altra sera, alle 19.15, nella stessa palestra.

BELLUCO ph. Zangirolami Monselice (PD) 29.06.2018 Palestra Just Fit a Monselice di Rodolfo Boetto, Nella Foto: Esterno della Palestra Just Fit di Monselice
BELLUCO ph. Zangirolami Monselice (PD) 29.06.2018 Palestra Just Fit a Monselice di Rodolfo Boetto, Nella Foto: Esterno della Palestra Just Fit di Monselice


Ad accoglierlo ci ha pensato il titolare, Rodolfo Boetto, da 22 anni alla guida della struttura. La risposta è stata la stessa del collega, sbrigativa ma cordiale - pur nella negazione - e più dettagliata rispetto alla precedente: «Questo è un circolo privato e abbiamo solo 200 posti. Al momento è tutto pieno. Quando uno si toglie, ne può entrare un altro. Se vai avanti per questa strada trovi una palestra che invece apre a tutti».

Karamba ha registrato la conversazione; lo stesso ha fatto Umberto, “complice” italiano che si è presentato in palestra 10 minuti dopo. Un test, questo, voluto da Alberto Ruggin di +Europa che nei giorni precedenti aveva raccolto la delusione di Karamba, collega di lavoto.

Umberto avanza la stessa richiesta a Boetto ma la risposta è ben diversa: «Per giugno siamo aperti dalle 10 fino alle 22 dal lunedì al venerdì ma a luglio gli orari cambiano». E poi via coi prezzi, con le raccomandazioni e le promozioni e addirittura col tour ai macchinari. «Ci sono orari in cui è strapieno?», chiede l’aspirante iscritto. «Qui è difficile aspettare! Se ti interessa non occorre avvisare: puoi venire anche domani», ribatte senza tentennamenti il titolare. Ma come? In dieci minuti il circolo ha liberato il posto?

Boetto non nasconde il perché di questa scelta: «Non chiamatemi razzista. Il 30 per cento dei miei iscritti è straniero e ho anche utenti della pelle nera, che vivono qui da tempo, che lavorano e che sono perfettamente integrati. Purtroppo nell’ultimo anno, con l’aumentare di utenti di colore, sono aumentati anche episodi spiacevoli. Ci sono stati furti negli spogliatoi e ho elementi certi per attribuirli a loro. È frustrante perdere clienti in questo modo. Quando entra qualcuno di loro, guardo molto a come si presenta e valuto l’opportunità o meno di iscriverlo».

Quindi la storia del circolo chiuso è fasulla? «Lo eravamo, ma da un anno e mezzo siamo associazione sportiva aperta a tutti». O quasi. —




 

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