Per la prima volta parlano i compagni di stanza: «La sua morte un mistero anche per noi»

Dopo tre settimane hanno deciso di raccontare la loro verità: "Ipotizziamo un malore, avevamo bevuto solo un liquore"

PADOVA. Per la prima volta decidono di parlare, di raccontare dal loro punto di vista la notte di quel maledetto 10 maggio. L’incontro è in un bar del centro. Loro sono due compagni di classe di Domenico Maurantonio, il diciannovenne del Nievo precipitato e morto dal quinto piano dell’hotel dov’era in gita a Milano ormai tre settimane fa. Erano in stanza con lui poche ore prima che morisse e passato lo shock iniziale hanno deciso di fornire la loro versione. Perché non è vero - dicono - che loro sono omertosi.

Ecco la verità: per onororarlo

«Non ci interessa cosa pensi la gente, abbiamo deciso di parlare per i genitori di Domenico e soprattutto per lui, perché non passi per ciò che non è». I ragazzi si siedono, hanno appena finito la scuola. Appoggiano lo zaino e cominciano a parlare. I volti tesi, sanno che dovranno affrontare un argomento che li farà stare male. «Perché nessuno pensa a quanto stiamo soffrendo nell’avere in classe il banco di Domenico vuoto, nel non vederlo più arrivare in ritardo dopo il suono della campanella». Parlano tanto, spiegano tutto, non c’è una domanda a cui non diano risposta. Ogni tanto abbassano la testa, si percepisce il loro dolore, ma poi prendono coraggio e continuano in nome della loro amicizia con il compagno che non c’è più. Si inizia col parlare di quella notte, di quel buco di due ore, dalle 5.30 alle 7.30, in cui nessuno sembra sapere cos’abbia fatto Domenico, perché sia uscito dalla stanza. «È un mistero anche per noi, non abbiamo veramente idea di cosa possa esserlo successo».

«Nessun festino»

Confermano in pieno la versione della serata già riportata in precedenza: «In camera nostra non c’è stato alcun festino. Eravamo tutti molto stanchi. Svegli dalle 5.30 del mattino precedente, avevamo affrontato il viaggio, camminato tutto il giorno sotto al sole all’Expo», spiegano. «Ci siamo trovati in camera in cinque ragazzi, compreso Domenico. Tutti maschi. Abbiamo chiacchierato tranquillamente con la porta chiusa e un tono di voce da conversazione normale. Nessuno era ubriaco».

«Bevuta una bottiglia di liquore in cinque»

«Abbiamo bevuto in cinque una bottiglia di liquore alla prugna». Ricordano poi i dialoghi di quella sera e lo stato d’animo del diciannovenne. «Parlavamo della scuola, dei professori, delle ragazze della classe, delle nostre fidanzate. Scherzavamo, facevamo battute, e Domenico con noi. Era sereno, come sempre». Verso le 3.20 raccontano di essere scesi nella hall: «Abbiamo preso un po’ d’aria e Domenico ci ha scattato la famosa foto». Una foto che lo sfortunato studente ha fatto dal suo cellulare, in cui lui non compare e che ha mandato nel gruppo di whatsapp della classe.

L’ultima foto

«È stato quello l’ultimo messaggio di Domenico e l’ha mandato alle 3.30 al nostro gruppo per far vedere ai compagni che erano rimasti a Padova cosa stavamo facendo». Ci sono anche foto della serata, scattate in camera, ora nelle mani degli inquirenti. «Ci siamo addormentati alle 5.30 e Domenico era a letto». Alle 6.30 un compagno di stanza si sveglia e non vede il diciannovenne. «Ha pensato fosse in bagno». Alle 7.30 il risveglio. «Abbiamo visto che Domenico non era a letto e che aveva lasciato sul comodino occhiali, portafoglio e telefono. Siamo scesi e abbiamo iniziato a chiedere se l’avessero visto, poi è arrivata la polizia». Questa la versione dei compagni.

«Un problema neurologico»

«Non sappiamo davvero cosa sia successo» ripetono «L’unica ipotesi che abbiamo fatto è che Domenico possa aver avuto un problema neurologico e che in stato confusionale abbia scambiato la porta d’uscita della camera con quella del bagno che era di fianco». Precisano: «Solo ipotesi», e continuano: «Non escludiamo neanche la presenza di qualcuno, ma assolutamente non della classe». Il suicidio improbabile: «Non aveva nessun problema». Per quanto riguarda gli elementi feci e livido sul braccio invece dicono: «Ci siamo accorti solo degli escrementi davanti agli ascensori, pensavamo a qualche incivile con il cane. Il resto non l’abbiamo visto perché era nel corridoio dove c’era la finestra da cui è caduto Domenico, dal lato opposto alla nostra camera. Se avesse avuto già il livido sul braccio non sappiamo dirlo». Infine a proposito della reazione dei genitori del diciannovenne, della mamma soprattutto, che sostiene nascondano qualcosa e addirittura che qualcuno abbia spinto il figlio, dicono. «Non siamo arrabbiati con loro, capiamo il grande dolore e quando vorranno siamo a loro completa disposizione».

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