Piove di Sacco si ribella: «Il nostro ospedale non si tocca»

PIOVE D ISACCO. La notizia della chiusura di sette ospedali in Veneto, fra cui quello di Piove di Sacco, ipotesi delineata nelle schede tecniche abbinate al Piano socio-sanitario che la V Commissione di palazzo Ferro Fini si appresta ad approvare domani, ha avuto un effetto a dir poco deflagrante: cittadini, sindaci, medici e operatori della sanità hanno strabuzzato gli occhi nel leggere i titoli della scottante anticipazione del mattino. Ieri mattina, dopo aver preso un doppio caffè per riprendersi dallo choc, è stata convocata a tambur battente una riunione all’ospedale Immacolata Concezione. L’obiettivo? Ribadire che il presidio piovese vivrà e godrà di buona salute.
Per ribadirlo sono arrivati di gran carriera il direttore generale dell’Usl 16 Adriano Cestrone e il presidente della V Commissione Sanità Leonardo Padrin, tra gli artefici della riunificazione di Piove con Padova, dopo la lunga stagione del matrimonio (finito a rotoli) con Chioggia. Al loro fianco anche Arianna Lazzarini, consigliere regionale della Lega; Daniele Donato, direttore sanitario Usl 16 e il sindaco di Piove di Sacco Sandro Marcolin.
In sala nervosismo, rabbia e preoccupazione. Sul palco una evidente profusione di sforzi per ristabilire la serenità. Il primo distinguo dei manager ospedalieri, per tracciare il discrimine fra le ipotesi tecnico-amministrative e la realtà è stato questo: il Piano socio-sanitario non prevede la soppressione di alcun ospedale, ma una drastica riorganizzazione. I tagli ci saranno, eccome, perché le risorse in bilancio si sono ridotte.
A declinarli in provvedimenti concreti saranno le schede tecniche che partono, appunto, dalla previsione di sforbiciate drastiche agli ospedali: è da vent’anni che se ne parla e il primo nosocomio che ha chiuso i battenti è stato Conselve. Ora la storia si ripete.
Sarà il dibattito politico, dentro e fuori i palazzi della Regione, a trovare la quadra. Che pur dovrà fare i conti con la riduzione dei finanziamenti ministeriali in arrivo dal prossimo anno come effetto dell’introduzione del costi standard voluti dal Copaff guidato dal professor Luca Antonini: una mazzata da seicento milioni l’anno per il Veneto.
Ma Leonardo Padrin tranquillizza: «Oltre alle due aziende ospedaliere, faro per la sanità non solo veneta ma nazionale, il Piano prevede cinque strutture di ambito territoriale provinciale, ovvero Vicenza, Treviso, Venezia, Belluno e Rovigo. A questi si aggiungono gli ospedali di rete, come è Piove, cui saranno demandati i servizi sanitari che comprendono tutte le specialità chirurgiche e mediche che non siano già coperte dalle eccellenze delle aziende ospedaliere». La sforbiciata dovrebbe quindi essere finalizzata alla cancellazione di inutili e costosi doppioni.
«Questo ospedale – e qui il tono di Padrin rivolto ai cittadini del Piovese si fa perentorio – è e rimane una struttura per acuti che insieme al Sant’Antonio di Padova deve far fronte alle richieste di sanità di un bacino di oltre 500mila persone. Ci sarà il pronto soccorso e ci saranno tutti i reparti di supporto, ci sarà l’attività chirurgica e la rianimazione. Ad oggi non esiste alcun atto amministrativo che dica qualcosa di diverso». Rincara Cestrone: «Piove di Sacco non può chiudere e il mandato che ho ricevuto dalla Regione – sottolinea il manager – è di potenziarlo. L’Usl 16 ha già investito cinque milioni e mezzo per interventi infrastrutturali e altri dodici milioni di investimenti sono già stati approvati: saremo tutti da galera se fossero risorse destinate a un ospedale con i giorni contati. Il due aprile arriva nel reparto di ostetricia piovese, per cui ho firmato nei giorni scorsi l’assunzione di due nuovi medici, una équipe del Sant’Antonio. Vogliamo far diventare questa realtà un’attrattiva. In questo senso siamo impegnati anche su altri fronti, come la riduzione dei ricoveri impropri e l’aumento dell’attività chirurgica e ambulatoriale».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








