Giaretta: «Giordani ha fatto bene, ma ora serve una vera sensibilità politica»
L’ex sindaco Giaretta analizza il risultato elettorale di Venezia e consiglia il centrosinistra: «Impariamo la lezione»

Questione di campo larghissimo «che va coltivato con cura», ma anche e soprattutto di «scarsità dell’insediamento sociale del Pd in Veneto. Bisogna fare una riflessione seria, in vista anche delle amministrative a Padova» dice Paolo Giaretta, 79 anni, figura storica del centrosinistra veneto, già senatore, sindaco di Padova dal 1987 al 1993, democristiano poi passato al Pd.
A Venezia il profilo moderato ed equilibrato di Venturini, giovane scout, ha dato una martellata al candidato del centrosinistra. Immagine forte, ma è andata proprio così. Come se lo spiega?
«Visto da lontano è difficile spiegarlo. I sondaggi erano tutti positivi».
Non bisogna più credere ai sondaggi?
«Evidentemente davanti alle urne scattano dei meccanismi psicologici diversi da quelli conosciuti. Sicuramente è stata una sorpresa amara. Anche qui a Padova i sondaggi davano per vincitore Ivo Rossi, poi vinse Bitonci».
Perché Martella ha perso? Erano tutti convinti che vincesse, lui per primo.
«Il problema, generale, è la scarsità dell’insediamento sociale del partito democratico in Veneto».
Sono anni che Martella è a Roma, questo ha pesato?
«Forse è stato sottovalutato il radicamento nel territorio di Venturini».
Può essere stato un errore aver puntato su una forte presenza dei leader nazionali?
«Può essere. Sono venuti volentieri, sicuri di fare poca fatica. Tre anni fa la scelta di Giacomo Possamai di non volere i big del Pd a Vicenza è stata molto intelligente».
La lista civica di Venturini è stata un valore aggiunto?
«Ecco che torniamo alla scarsità dell’insediamento sociale, al di là dei risultati di Venezia. Sembrava si dovesse vincere facile. La vittoria di Martella non doveva essere una notizia, come con Stefani. I risultati avari necessitano di una riflessione molto seria».
Serviva un candidato diverso?
«Quando si perde, la sciocchezza più grande che si possa fare è dare la colpa alla scelta del candidato. Non c’erano altre figure sul tavolo, il giudizio era unanime. Mi dispiace tantissimo per Martella, sarebbe stato un ottimo sindaco. Non c’è cosa peggiore di perdere quando tutti ti danno per vincitore».
Il centrosinistra si è “perso” a parlare troppo di Biennale, Fenice, della direttrice Venezi contrastata dalla sua stessa orchestra. È d’accordo?
«Sì, questi argomenti interessano l’élite, non sono temi importanti per la formazione di un sentire comune. Ripeto, però, l’errore più grande sarebbe cavarsela dicendo che il candidato era sbagliato evitando gli esami di coscienza. Sì, c’è stato anche questo elemento, ma manca il radicamento sociale del Pd che tende a fare battaglie d’élite».
L’inchiesta che ha coinvolto politici del centrodestra non ha influenzato il voto dei veneziani. Perché?
«Ormai certi fatti non sono più elementi di giudizio. Guardi quello che continua a combinare Trump».
Cosa non ha funzionato del campo larghissimo di Martella?
«Un’alleanza politica è necessaria, ma se i campi non vengono seminati, coltivati e amati, non danno i frutti da soli. Questo lavoro manca, ci accontentiamo degli errori degli altri».
Passiamo alle prossime amministrative a Padova. Che cosa ne pensa di un candidato civico per il centrosinistra?
«Sono un vecchio arnese della politica, Giordani ha fatto e sta facendo bene, ma penso che questa volta ci sia bisogno di un sindaco con una forte sensibilità politica, con una visione generale della città. Viviamo tempi difficili, pensiamo a tutto quello che sta succedendo, dalla crisi economica alla fiera che scompare, fino alla zona industriale che è morta. È necessario impegnarsi in un nuovo progetto per la città».
Mi dice chi preferisce tra Andrea Micalizzi e Antonio Bressa?
«Sono entrambi due ottimi candidati. Loro o chi per loro, passata l’estate, dovranno presentare le idee che intendono portare avanti per la città. Padova è contendibile, bisogna studiare, imparare dalla lezione di Venezia e trovare la ricetta giusta».
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