Ponte San Nicolò chiusa nel barattolo di purissimo miele

PONTE SAN NICOLO'. Ponte San Nicolò racchiusa in un barattolo. Sono i fiori dei campi e degli argini sannicolesi gli ingredienti del miele prodotto dalle api di Claudio Schiavon, 48 anni, operaio comunale e apicoltore per passione. Radici contadine, quelle di Claudio: «Fino a 20 anni fa, nella casa di mio papà Lodovico, avevamo mucche, cavalli, asini e maiali. Ora solo capre e galline». Appassionato di api fin da bambino, nel 2006 s’imbatte in un libro sull’apicoltura. E così, da autodidatta, Schiavon parte prima con un’arnia soltanto, si iscrive poi ad un corso di formazione a Conselve, si affilia infine ad Apat, associazione “Apicoltori in Veneto”. Proprio Apat posiziona, nel 2011 e nel 2012, i mieli prodotti da Schiavon nel podio dei migliori in Veneto: il suo millefiori 2011 è il più buono in assoluto.
Schiavon lascia le api - ormai 40 arnie per ben mezzo milione di unità - nel suo apiario in via san Pio X, a Roncaglia, libere di cercare il nettare sul territorio comunale. «Produco quattro tipi di mieli, a seconda delle fioriture del periodo: il trucco è posizionare il melario sopra l’arnia e toglierlo prima che i fiori appassiscano». Prima fioritura a marzo, con il tarassaco che sorge lungo fossi e terre incolte. Il tiglio ad aprile: «Le api prendono il nettare dagli alberi di fronte alle elementari di Ponte e alle medie di Roncaglia». A maggio l’acacia; il millefiori, invece, d’estate, con trifoglio, lavanda e rosmarino.
Schiavon spesso dà il suo aiuto a polizia e vigili del fuoco per “acchiappare” sciami di api nascostisi in grondaie, cassonetti e finestre. «Sono veramente contento del mio territorio: Ponte San Nicolò dà del miele ottimo. È una soddisfazione anche per i miei compaesani che l’acquistano: gustano il frutto dei loro orti e dei loro giardini. Potrei usare additivi», conclude, «ma sarebbe come imbrogliare. Meglio lasciar fare alle api».
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