Pontevigodarzere, abbattuta la scala dell’ex Zaramella

PONTEVIGODARZERE. In questi giorni la ditta Fratelli Ravazzolo, incaricata dalla proprietà, è intervenuta negli ex edifici Zaramella di via Pontevigodarzere per demolire interamente la scala esterna...

PONTEVIGODARZERE. In questi giorni la ditta Fratelli Ravazzolo, incaricata dalla proprietà, è intervenuta negli ex edifici Zaramella di via Pontevigodarzere per demolire interamente la scala esterna degli ex stabili un tempo tempio dell'artigianato locale, oggi appartamenti abbandonati e degradati usati come dormitori di fortuna.

Siamo di fronte all'asilo diurno Casetta Michelino, a due passi dal raccordo della tangenziale, uno scheletro urbano dimenticato salito alla ribalta della cronaca perché ennesimo tritacarne di degrado. Alcune settimane fa infatti il comitato ambientalista “Anima critica” aveva denunciato insieme al mattino di Padova l'emergenza delle occupazioni abusive.

Dopo la segnalazione pubblica era seguito un sopralluogo da parte del Comune, al quale aveva partecipato anche il sindaco Massimo Bitonci. Che in quell'occasione aveva dato un mese di tempo alla proprietà per mettere in sicurezza l'edificio.

Sta infatti al privato occuparsi degli edifici dismessi o peggio pericolanti, di sua proprietà onde evitare intrusioni da parte di sbandati e disperati in cerca di un po' di calore e riparo per difendersi dal freddo intenso dell'inverno.

Gli ultimi sgomberi dei senza fissa dimora ad opera delle forze di polizia sono avvenuti proprio in questi primi giorni di gennaio.

«Siamo soddisfatti», commenta Massimo Camporese, portavoce del Comitato «perché era una situazione di grande disagio per il quartiere. Ci trovavamo di fronte ad una discarica che faceva rabbrividire dal punto di vista igienico sanitario e che metteva in pericolo prima di tutto i senza tetto, costretti ad intrufolarsi da lucernari pericolanti in alloggi insalubri e malsani. Fermo restando che tutte le aree dismesse devono essere messe in sicurezza, il nostro auspicio sincero è che si decida finalmente ad affrontare l'emergenza umanitaria, non con la politica dello struzzo ma cercando di far fronte responsabilmente ai problemi anche con presupposti e strumenti sociali e culturali.

Non si possono permettere zone franche alla legalità solo perché non si mettono in campo politiche che possano affrontare una volta per tutte il nomadismo della ricerca di del riparo notturno».

(e.sci)

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