Presidio e denuncia della Cgil: «Lavoratori ricattabili in ateneo»
Sotto accusa un’azienda che gestisce in appalto il personale delle biblioteche del Bo: «Stipendi bassi e pochi diritti, intervenga la rettrice»

Un muro di volti senza espressione, coperti da maschere bianche, ha rotto stamane il silenzio davanti a Palazzo del Bo. È la protesta simbolica messa in atto oggi, mercoledì 18, marzo da lavoratrici e lavoratori di Euro&Promos Fm spa, l’azienda che gestisce i servizi di supporto nelle aule e nelle biblioteche dell’ateneo patavino. A distanza di poco più di un anno dall’ultima mobilitazione, il personale è tornato in stato di agitazione per denunciare il peggioramento delle condizioni contrattuali e una precarietà che sembra non avere fine.
Negato anche lo sciopero
L’iniziativa, inizialmente proclamata come sciopero, è stata trasformata in un presidio dopo l'intervento della Commissione di Garanzia interpellata dall'azienda. Una mossa che la Filcams Cgil di Padova ha definito un attacco all'agibilità del diritto di sciopero, decidendo di sospendere l'astensione per tutelare i lavoratori ma mantenendo alta la pressione con il presidio.
Al centro della disputa ci sono circa trenta addetti, spesso studenti o laureati, che garantiscono l'apertura e il funzionamento degli spazi accademici. «Rispetto ai risultati ottenuti nel 2024 stiamo facendo passi indietro – spiega Marquidas Moccia della Filcams Cgil – Se allora avevamo ottenuto stabilizzazioni, oggi assistiamo a una riduzione delle ore contrattualizzate a favore di un uso massiccio di contratti a termine e a chiamata». Il risultato sono stipendi che oscillano tra i 400 e i 1.000 euro, legati alla discrezionalità dell'azienda nell'assegnare ore supplementari.
Lavoratori ricattabili in ateneo
Le maschere bianche indossate dai manifestanti non sono solo un simbolo dell'invisibilità contrattuale, ma uno scudo contro la paura. Molti lavoratori temono ritorsioni o il mancato rinnovo di contratti che scadono tra poche settimane. «Non è accettabile lavorare in queste condizioni di ricattabilità in un contesto universitario», prosegue Moccia.
Il sindacato chiama ora in causa direttamente l’ateneo come ente committente. La richiesta è chiara: l'università deve esercitare il proprio dovere etico e legale di vigilanza sulla qualità del lavoro negli appalti, intervenendo su Euro&Promos affinché i contratti precari vengano trasformati in rapporti stabili e dignitosi. La battaglia per la dignità di chi rende possibile la vita universitaria padovana è appena ricominciata.
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